"Quanto? Ma che siete matti? Per due camere, che sembrano quelle dei Puffi, un bagno, senza finestra, che se non spendi una fortuna in deodoranti per ambienti ti sembra di vivere vicino ad una cloaca, e una cucina, volete 170.000 €? E' un furto, ecco cosa è!", Sebastiano si era proprio arrabbiato. Ormai aveva smarrito ogni freno inibitorio, e smoccolava senza ritegno tutto il suo sdegno (forse sarebbe meglio dire incazzatura) sulla faccia dell'agente immobiliare.
"Sa", diceva quest'ultimo imperterrito "è questo il mercato, non siamo noi a fare i prezzi. Le ho fatto vedere anche qualcos'altro di più economico, dipende da lei indirizzarsi verso il prodotto che più le si confà".
A questo punto, Sebastiano era diventato di tutti i colori che sfumano verso un rosso vinaccio. "Mi ha fatto vedere altri prodotti? A me sembravano più che altro catapecchie neanche adatte per ospitare le pecore. Ma come fate a non vergognarvi. Il mercato! Ma che cazzo dite! Neanche sapete cosa è il mercato, dal momento che non è mai esistito in nessun posto al mondo! Questo si chiama decorticazione delle persone!".
L'agente immobiliare lo guardava senza né vederlo né sentirlo, immerso nei suoi pensieri fatti di obiettivi da raggiungere, per mantenere il posto, e del mutuo che aveva accesso per quella villetta a schiera, praticamente un stia per polli, dove l'odore del lusso era spruzzato su quegli agglomerati mediante il colore ocra che infestava le periferie in quel decennio. Il prezzo era veramente indecente, 280.000 € per 75 mq, su tre livelli. Una cosa incredibile! Ma era il mercato, gli avevano detto.
E, a dire il vero, neanche lui aveva mai visto questo mercato. Comunque, questo era il credo di quegli anni, il mercato.
Sebastiano, ormai, era una macchina sputaparole: a raffica inveiva contro l'agenzia immobiliare, l'agente, il proprietario, il mercato, il sistema di produzione, la vita di merda che bisognava fare, sino a prendersela con la Terra che ancora aveva voglia di girare.
Aveva voglia di passare ai fatti, e malmenare l'agente immobiliare, ma si fermò in tempo, pensando che forse non c'entrava nulla con questa storia del mercato. "Senz'altro, anche lui dovrà campare in qualche modo", si disse Sebastiano. Cercò di ricomporsi e di asciugarsi il sudore che gli imperlava il volto.
Salutò, cercando di essere cordiale, ma non riuscendoci, l'agente immobiliare, il quale pensava alla tabella che era affissa sul muro nell'ufficio, dove il suo nome era all'ultimo posto, dopo quelli dei suoi colleghi. Una tabella per indicare chi era il più meritevole a mantenere l'impiego alla prossima "razionalizzazione" produttiva nell'ambito dell'area di riferimento. E sì perché di tabelle, in tutta la nazione, ce n'erano tante ed ognuna racchiudeva persone (di agenzia, di area, di provincia, di regione, di nazione) e tutte dipendevano da un numeretto, che indicava se era sopra o sotto ad una riga che altri avevano prefissato. Questo è il mercato! Ma adesso c'era un altro credo: la crisi. C'è la crisi, e la riga tra sotto e sopra si alza. E più pensava a queste cose e più si incazzava. Ma di una rabbia diversa da quella di Sebastiano, in un lui, nell'agente, c'era una determinazione muta e ostinata a chiarire questi misteri della fede.
Crisi, mercato, Pil, compatibilità, meritocrazia, modernità, a piccoli passi, nuove frontiere, le sfide, mettersi in gioco, edonismo, soggettività, privatizzazioni, sviluppo. Basta! Mai più!
Crisi, mercato, Pil, compatibilità, meritocrazia, modernità, a piccoli passi, nuove frontiere, le sfide, mettersi in gioco, edonismo, soggettività, privatizzazioni, sviluppo. Basta! Mai più!
Sebastiano avrebbe incontrato di nuovo quest'agente immobiliare, ma senza riconoscerlo. Avrebbe, infatti, detto altre parole, parole nuove in grado di aprire nuovi spazi e di dare nuove speranze, parole in cui non c'erano righe che dividevano chi era sopra e chi era sotto, ma curve che racchiudevano, che univano. Sarebbe stata una rivoluzione.

Ist die Revolution denn nicht auch schon in der Krise?
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