giovedì 28 giugno 2012

Quando la luna ci guarda

Forse era un dicembre o un gennaio di qualche anno fa. Mi ero fermato, insieme ad alcuni amici, in un paesino dell'Abruzzo,  giusto il tempo per cenare e rimetterci in viaggio verso casa. 
Eravamo andati in giro per l'Italia centrale alla ricerca di oggetti d'antiquariato da rivendere con il giusto guadagno. Dopo circa una settimana, e senza aver trovato cose di un particolare valore (stampe, foto, qualche lampada, anche alcuni mobili, che avremmo dovuto prendere in seguito) si terminava la "caccia".  
La nostra ricerca la definivamo così, perché per noi si trattava di una vera caccia, dove le prede erano i poveri gonzi che per quattro soldi ci davano, talvolta, oggetti di un certo valore. Spesso erano cose trovate dai parenti a casa degli anziani che avevano deciso di abbandonare le fatiche quotidiane, per raggiungere la pace, senz'altro eterna. 
E nella furia di liberare la casa di ogni ricordo, buttavano quasi gli oggetto che gli anziani avevano utilizzato nella loro vita, o che avevano ammonticchiato in qualche angolino dell'abitazione, e lasciati lì a diventare parte integrante del panorama casalingo.
Noialtri, rapaci del vecchiume, scendevamo quasi in picchiata sulla carcassa degli affetti strappati, e aiutavamo i giovani a sgombrare i ricordi dei vecchi. 
Quella sera eravamo tutti abbastanza stanchi, e tra gli arrosticini e qualche bicchiere di Montepulciano, se ne andavano le tensioni e le delusioni della "caccia". 
Mario beveva e fumava, fumava e beveva. Sentiva dentro sé un fastidio, quasi un tarlo che lo consumeva lentamente. Durante il giorno appena trascorso, aveva adocchiato un quadro, una tela tutta sporca, che sembrava raffigurare un volto, forse di donna. Aveva provato a prenderselo, proponendo in cambio 10.000 lire. Ma la proprietaria, una signora sulla quarantina,  che aveva trovato il dipinto nella cantina della madre, morta da circa 6 mesi, non aveva voluto cederlo per una somma così misera. Anche perché l'interesse di quel "cittadino" l'aveva insospettita: aveva pensato che il quadro potesse avere ben altro valore. 
Infatti Mario, ad un primo sguardo un po' affrettato, valutò il quadro come l'opera di Vincenzo Damini, pittore del Settecento. Senz'altro il volto di donna era l'effige della Madonna e una bella pulita alla tela, avrebbe fatto risplendere il viso della Madre del Salvatore. 
Con in testa l'idea di aver perso un grande affare, pensò bene di ritornare, anche se ormai si era fatto abbastanza tardi, a casa della signora. Ma un po' il buio delle stradine del paese, un po' di più il vino che aveva tranguggiato, si ritrovò, dopo molto girovagare, davanti alla chiesa del paese. 
Restò lì immobile per qualche minuto, in attesa di un minimo ricordo che lo aiutasse a ritrovare la casa della signora, ma ogni sforzo era inutile: non ricordava nulla, né la via, né il palazzo. Era fermo davanti alla chiesa e guardava la luna. Sembrava quasi che fosse la prima volta che la vedesse. Ad un certo punto iniziò a piangere: per sé, per la sua vita fatta d'imbrogli, per il quadro ormai perso nelle dimenticanze della mente. Piangeva e non la smetteva più, aveva una grande pena per se stesso, per la sua vita sciupata alla ricerca del nulla, quando invece, pensava, c'è la luna che da lassù ci guarda e ci vorrebbe parlare, per dirci che la vita è mistero e non miseria. Piangeva e piangeva, e credo, se ben ricordo, da quel giorno smise di "cacciare".


sabato 23 giugno 2012

Organizzazione di un piano (3)

Zitti, non svegliamo il cane che dorme. 
Dovremmo essere vicino alla casa di BOND. Ma vedendo un cane solamente, potremmo pensare che siamo solo al 50%. 
E il restante 50% ci costerà la stessa cifra? 
"Dipende", disse il capo. 
"Da cosa?", chiedemmo noi, che ormai eravamo stanchi dei suoi soliti giochini lessicali.
"Anche questo dipende", continuò imperterrito il capo.
A questo punto, capii che il capo non deve rispondere, non deve spiegare ad alcuno ciò che anche lui non sa. Così è un capo.
Smisi di pensare e mi focalizzai sul cane: bianco era, senz'altro, anche se appariva un po' sporco, inoltre sembrava un pastore. Sì, un cane pastore, di quelli che conducono le pecore. Ma... Fortunatamente era abruzzese. 
Dedussi, perciò, che anche BOND doveva essere abruzzese, e questo mi depistava. Sinora avevo immaginato di trovarmi sulle tracce di un BOND tedesco.
Quindi, avevamo, se le mie ipotesi erano esatte, solamente il 50% di una coppia di cani bianchi, di un BOND che non era tedesco. Ma tutto ciò che valore poteva avere? 
"Dipende", mi risposi, e a quel punto mi sentii capo di me stesso. Era poco, ma come inizio non era male.

giovedì 21 giugno 2012

In giro per l'Italia trovi, anche abbastanza spesso, dei palazzi, dei luoghi, che potrebbero essere adibiti a monumenti delle passate glorie, dal momento che attualmente sono solamente il ricordo dell'allora importanza. Non è una sorta di nostalgia per il tempo che fu, anche perché ultimamente siamo talmente occupati con il presente, il giorno per giorno, che non riusciamo a sviluppare un discorso qualsiasi sul passato. Tutto è preso dal vortice del futuro, anche se con grande difficoltà il futuro prossimo venturo potrà resistere al continuo effetto devastante del presente. 
Negli anni passati (quaranta, trenta, venti anni fa), era facile sentire nell'aria dei venti, talvolta anche venticelli, oppure uragani veri e propri, che ti scomponevano i capelli e insieme ad essi anche le idee. Adesso è sempre più frequente vedere teste senza capelli (calvi naturali, a causa del cibo sempre meno genuino, oppure calvi artificiali?). Alcune ostentano la levigatezza esteriore, come emanazione di quella interiore. Danni irreversibili dello "scorticamento" causato sulla carne umana dalle merci.  Mentre nei vetusti palazzi, l'usare è completamente visibile mediante le vistose mancanze d'intonaco, nel caso dell'umane disgrazie, il decadimento si annida all'interno, ma anche se non visibile immediatamente, rappresenta senz'altro un quadro ben più desolante di quello dei palazzi.

venerdì 15 giugno 2012

Organizzazione di un piano (2)


L'indicazione era precisa, la casa in cui si rifugiava BOND era questa. Il capo ne era più che sicuro, perciò non potevamo porci il minimo dubbio. Anche perché al capo non piaceva molto la parola porci, non saprò mai il motivo di questo suo odio verso alcune parole, ma il capo era assai strano, talvolta, ma questa è un'altra storia. Dicevo: la casa era questa. Il messaggio del capo era chiarissimo: "Stradina, campi, sullo sfondo alberi, casa (piccola da lontano, ma assai grande da vicino), tetto con tegole, sopra cielo azzurro". Era lei. Il secondo messaggio era stato meno preciso: "Due cani bianchi". Purtroppo non avevamo modo di accertarci, in lontananza, della presenza di due cani, per di più bianchi. E' facile dire bianchi, specialmente quando la polvere quasi argillosa delle stradine dei dintorni, ammantavano ogni cosa di un colore tra lo sporco e il dorato-sporco. La nostra missione diventava sempre più difficile. Ci fermammo un attimo sotto l'ombra di alcuni alberi (forse querce) e decidemmo di ispezionare la zona alla ricerca dei due cani bianchi. Anche se forse avremmo fatto prima a rintracciare direttamente BOND. Ma il nostro perfezionismo, ci impediva di non seguire l'iter procedurale, che ci veniva imposto dai messaggi del capo. Due cani bianchi, allora si tratta della casa di BOND, niente due cani bianchi e la ricerca si sarebbe spostata in altre case.

mercoledì 13 giugno 2012

Die Wolken







Queste sono le stupende foto della mia amica Petra.

Ci sono momenti in cui sarebbe prudente attendere un attimo prima di intraprendere qualsiasi azione. Fermarsi dietro un angolo e, facendo capolino, scrutare l'orizzonte. Anni fa, c'era qualcuno che in un programma televisivo, in cui era conduttore, nella sua veste di giornalista poneva ai suoi ospiti una domanda fissa: "Cosa c'è dietro l'angolo, secondo lei?". Credo che il nostro giornalista sapesse bene cosa si stava preparando per l'Italia. Eravamo alla fine degli anni '70, e il Piano di Rinascita Democratica "svolazzava" di stanza in stanza, di redazione in redazione, propagando in ogni anfratto l'odore stantio del vecchiume, quello di abiti grigi impregnati di naftalina, palline di prodotto chimico usato in abbondanza dalle nostre nonne, mamme, mogli dei tempi passati, contro le tarme, anche se i veri insetti che ci corrodevano (e ci corrodono) erano dentro noi. 
Fermarsi dietro l'angolo, e guardare con calma cosa c'è dietro l'angolo. Ma portiamo con noi anche uno specchio, anche non molto grande, anche uno specchietto, con il quale guardarci le spalle, ma anche dentro, proprio dove si annidano i tarli più pericolosi, quelli dell'anima. 



lunedì 11 giugno 2012

Nascoste dietro ai monti, si preparano le nuvole. Minacciano tempesta o fresca pioggerella? Portiamoci un ombrello, andando in montagna.


sabato 9 giugno 2012

Organizzazione di un piano


Il tempo era trascorso in un modo abbastanza piacevole. L'attesa dell'evento non ci aveva arrecato alcun danno: né fisico, né psichico. Sì, qualche sigaretta di troppo l'avevamo anche fumata, forse avevamo abusato con il caffè, ma, in fin dei conti, non potevamo lamentarci, eravamo ben pagati. Appena arrivato, il capo stese i piani sul tavolino, e quando dico "piani" mi riferisco effettivamente a quelli di un palazzone d'altri tempi, quelli di un'America di cinquanta-sessanta anni fa, quando "America" erano gli Usa e anche l'urbanistica più devastante era percepita come il moderno, almeno qui nei dintorni. Dicevo, stese i piani e allora capii di cosa si trattava: era sempre Lui quello di troppo - BOND -. Lui, bianco monumento di tutto quello che bisognava difendere, sì, difendere, ma da chi? La risposta non la ebbi mai, anche perché non posi mai la domanda. Un'altra sigaretta, un altro caffè, uno sguardo di intesa tra noi, ed eravamo già pronti a metterci in azione.
L'avremmo scovato senz'altro (le indicazioni erano abbastanza precise) e poi eliminato: una vita a spiare qualche inconveniente lo porta.
"Decidere è quasi risolvere", disse il capo. E' facile, per lui, pontificare, standosene tranquillo in disparte, guardando con distacco le cose della vita. Pianificare, indicare e ordinare. Fatto il suo compito, con un certo garbo, questo lo devo riconoscere, se ne tornava chissà dove, aspettando notizie, ragguagli, aggiornamenti, speculazioni interminabili.
BOND era il prossimo obiettivo, ma il capo già pensava al prossimo, ai prossimi: "La strada è tracciata, basta solamente inserire le pietre miliari". Questo diceva spesso il capo. Che cervello, il capo.
Tra BOND, cervello, capo, pietre e miliari, spesso si crea una grande confusione. Perciò, noi altri bassa manovalanza di un progetto eccelso, decidemmo di riassumere la magnificenza del piano in un breve e misero foglio. Purtroppo, come accade nel riassumere, le cose diventano altre e miliari si trasformo, nel nostro appunto, in militari. Pietre militari. Pietre militari? Ci guardammo negli occhi, esternando vicedevolmente il nostro sgomento non sapendo dove pigliare queste pietre miltari. Ma questo attimo di panico doveva sparire da noi, dovevamo agire, e anche in fretta: BOND non perdona.