lunedì 31 dicembre 2012

sabato 29 dicembre 2012

Giullatevi!

E adesso bisogna divertirsi. Dopo anni di stenti e di triste figure pubbliche e private che invadevano ogni anfratto del "viver comune", prepariamoci a un lungo periodo di gioia. Non c'è da redigere un'agenda, neanche un manifesto, ma solamente lasciare correre la fantasia e aspettare che le idee si materializzino. E' quasi un gioco, ma senza regole, né vincitori. E' sufficiente enunciare a voce alta ciò che si vuole e, come per incanto, tutto si avvera. 
Negli anni passati ci sono stati  clown in giro per il nostro beneamato Paese, ma ora bisogna che la pista sia libera da questi malinconici pagliacci, affinché chi sa divertirsi per il verso giusto possa estrinsecare la volontà dell'essere. Ci hanno fatto credere, negli anni passati, che le diverse sindromi psichiche fossero dei valori aggiunti per coloro che fanno politica e/o spettacolo e/o giornalismo e/o attività industriali-commerciali-finanziare (pubbliche e private): prendevano un iroso patentato, che gridava, oppure che scalciava, lo mettevano in ghingheri e ce lo spacciavano per un politico oppure un intellettuale di sopraffina intelligenza o un valente dirigente d'azienda, e ce lo propinavano ogni attimo in tv. Qualsiasi programma era buono per una bella discussione incazzosa, dove le idee (che esagerazione!), i fatti si perdevano nelle bave o negli occhi tirodeici dei partecipanti. 
Dove era la leggerezza, dove era la bellezza, dove si celava la felicità, dove si rintanava l'efficienza o la meritocrazia?  Forse solamente nelle tasche dei soliti, di quelli che si possono permettere di divorziare, dando alla ex moglie 3.000.000 di Euro al mese. Che bella cosa sono le libertà civili! Io conosco una coppia che ha deciso di divorziare, e solamente questo fatto ha distrutto 4 vite, non solamente sentimentalmente, ma anche materialmente. In pratica, lui, lei e i loro due figli, improvvisamente si sono trovati sulla soglia della povertà, perché i due salari da precari, insicuri, instabili (sfruttati?), bastavano a malapena a soddisfare le esigenze di loro due e dei loro due figli. Ma ora? Provate a dividere nulla, solo nulla vi resta, ma diviso due.
Sublimi giorni ci attendono, divertirsi sarà un obbligo di legge. Basterà pensare ardentemente a divertirsi, e ciò avverrà. Ma attenzione perché ci vogliono ammannire minestrine riscaldate, dobbiamo solamente dire: "No, grazie, questa roba ci fa male al fegato".

lunedì 24 dicembre 2012

Buon Natale

("Natale" di Francesco De Greogori) http://www.youtube.com/watch?v=QgLR9RHfrnE
C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scommetto che nevica, tra due giorni Natale
ci scommetto dal freddo che fa.
E da dietro la porta sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù
un peccato davvero ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.
E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso
quell'allegra tristezza che ci hai
Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano
come un treno dentro a una galleria
tra due giorni è Natale e non va bene e non va male
buonanotte torna presto e così sia.
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.

sabato 22 dicembre 2012

In mezzo alla palude

Eravamo arrivati in fondo al viottolo, che avrebbe dovuto condurci ai nostri alloggiamenti, quando improvvisamente si aprì davanti a noi una vasta palude, non segnata sulla nostra mappa. Prima di partire per la missione, ci avevano dato una indicazione molto precisa: dovevamo giungere nel punto X, prelevare una valigia (forse piena di sogni o di bisogni) e portarla al sicuro nella sede della nostra associazione. Sembrava una passeggiata, una facile scampagnata: ma forse avremmo fatto meglio a dare ascolto alle diverse "Cassandre" che si erano affollate lungo la strada, durante la nostra partenza. Ce n'era una che non smettava di dirci, in modo accorato: "State attenti agli esangui, non vi distraete quando sarete davanti al pallido omuncolo!". Ma che cosa volesse dire, lo capimmo solamente sfogliando qualche giornalaccio della famiglia del nano. Un'altra si agitava sperticatamente, mimando il movimento di orde fameliche di gatti selvatici: i famosi Graffioni del Nord. Altre, invece, ci consigliavano di stare attenti ai poteri forti. Ma questa cosa era ancora più oscura delle altre, perché non riuscivamo proprio ad immaginare poteri deboli. Dopo mesi di marcia, portandoci appresso quella pesante valigia piena di decenni di rivendicazioni, raggiungemmo, come dicevo, la palude. Alcune di noi decisero di fermarsi, altri di tornare indietro, alla riserva del "popolo degli uomini". Ma dopo una lunga discussione assembleare, capimmo che l'unica nostra possibilità era quella di procedere nel nostro cammino, anche perché ci rendemmo conto che i nostri nemici erano solamente tigri di carta, forse disperate, ma sempre di carta.
Ora siamo proprio nel mezzo della palude, facciamo fatica ad andare avanti, abbiamo i piedi zuppi e il freddo ci perseguita. Ma il cuore è leggero, abbiamo gettato via paura e rabbia, possiamo anche ascoltare le farneticazione degli spiriti malvagi, intanto non le prendiamo minimamente sul serio, anzi, ci fanno sorridere. Le catene le abbiamo lasciate appese alle scale appoggiate agli alberi che arrivano sino in cielo. Nulla può impedirci la nostra giusta risoluzione, quella che viene dai sentimenti e dalla ragione. Possono cantare le sirene, possono urlare le erinni: la vendetta sarà nostra, sarà la vendetta dell'andare oltre, del non fermarci difronte alle banalità dell'odierno grigiore. 
La vittoria è già nostra, anche se siamo in mezzo alla palude.
  

lunedì 17 dicembre 2012

La ninna-nanna de la guerra

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vô la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujrmone
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli...

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.

Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura 'sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!


(Poesia di Trilussa)

venerdì 14 dicembre 2012

Solitudine dell'anima

"Ciao, come stai?", chiese Luigi a Bice, incontrandola lungo le scale del palazzo, mentre scendeva.
"Oh, che spavento!", rispose con un sospiro di sollievo, scoprendo che la voce che le aveva interrotto il filo dei pensieri era quella di Luigi, l'inquilino del piano di sopra. "Vai al lavoro così presto, oggi?". Appena detta questa frase, Bice arrossì, accorgendosi che forse era stata inopportuna con quella domanda, dimostrando che in linea di massima, lei sapeva molte cose sul conto di lui, come, ad esempio, a che ora abitualmente andava al lavoro.
"Eh, sì, cioè no, non vado a lavorare oggi, anzi, per qualche giorno non ci andrò. Ho preso un permesso di quattro giorni perché ho uno zio, giù al Sud, che non sta molto bene e considerando la sua età e gli acciacchi che lo perseguitano, rischio di non rivederlo più se aspetto ancora un po' di tempo prima di fargli visita".
"Ah", disse lei, come per dare l'assenso alle sue motivazioni per quel viaggio al Sud. Ma, realmente, di quello che aveva detto Luigi aveva in testa solamente un soffuso "bzzzzz, viaggio, bzzzzz, Sud, bzzzzz, zio, bzzzzz". In quei "bzzzzz" erano celati i pensieri di Bice su Luigi, sulla sua vita (ed anche su quella di Bice), su di loro due non più tanto giovani ma neanche tanto vecchi per essere definiti signori maturi, avendo lui circa 40 anni e lei qualche anno in meno (anche nei pensieri era restia a confessare la sua età!), sul fatto che erano i due unici single in un palazzo di famiglie con numerosa prole, sulla mancanza di coraggio di dirsi qualcosa che andasse al di là delle semplici frasi tra inquilini, ossia sul tempo, sull'amministratore (quel disgraziato!), sul tran tran quotidiano.
 Bice era convinta che Luigi avesse degli interessi nei suoi confronti, o così le piaceva di credere. E su questa cosa, talvolta, fantasticava, arrivando a vedersi sposata e con figli accanto a lui "sul viale del tramonto". Ma ormai "il viale del tramonto" l'aveva quasi imboccato, ma senza Luigi e senza prole, e a giudicare dallo stato delle cose, tra breve sarebbe stato un azzardo pensare di mettere al mondo una creatura. Bice attendeva che Luigi facesse il primo passo, che le dicesse se potevano vedersi, qualche volta, se avesse voglia di uscire, se... sì, le solite cose che si fanno quando uno si deve conoscere, prima della conoscenza biblica. Bice era stata ben educata, e mai e poi mai avrebbe fatto il primo passo per conoscere un uomo, "mica era una di quelle", come giustamente diceva la sua mamma, santa donna.
"Eh, sì", controbbatté Luigi, che aveva voglia di districarsi da quella situazione. Bice le piaceva, ma ogni volta che la incontrava, sentiva una sorta di malessere in ogni parte del corpo. Nella penombra della sua casa, aveva spesso ascoltato la voce aggraziata di lei che canticchiava qualche canzoncina alla moda, oppure il ticchettio dei suoi tacchi che martellavano le scale quando usciva di casa. Forse le piaceva anche... sì, la trovava piacente... ma... 
C'era un "ma".  Luigi ancora si sentiva legato alla madre. La donna, la vedova Bellonci, era ormai morta da circa cinque anni, ma ancora esercitava un potere straordinario su quel suo unico figlio. Luigi non poteva pensare, "almeno per il momento", talvolta si diceva mentendosi, di intraprendere una relazione con una donna, stante il lutto recente. Questo si era detto appena morta la mamma, e tale era restato quel lutto, nonostante i 5 anni trascorsi: era sempre recente. Come poteva pensare di sostituire negli affetti quella santa donna di sua madre con un'altra? La madre aveva dedicato tutta la sua vita a lui, non risposandosi neanche, quando, ancora giovane, aveva perso il marito. Aveva lottato da sola contro la vita per garantire al "suo" Luigi la possibilità di avere una esistenza decente. Aveva lottato contro tutto e tutti, senza scrupoli, per dare al figlio una istruzione adeguata, e riuscendo a fare di lui un ottimo impiegato, bravo, diligente, coscienzioso, e innanzitutto, un figlio amorevole e riconoscente, avrebbe voluto anche aggiungere cittadino esemplare, ma questa affermazione le appariva troppo retorica. 
Qualcuno, del vicinato, aveva sospettato che si rasentasse l'incesto tra i due, ma "l'amore di mamma" non ascolta le chiacchiere. Luigi aveva quasi costruito un monumento emotivo nel suo petto, dove si esaltava e si ricordava ogni istante la specchiata figura di madre e di donna della vedova Bellonci. Come trovare un posticino, lì nel suo petto, anche per un'altra donna, per una estranea?
"Allora, arrivederci e buon viaggio", disse Bice, mentre apriva la sua porta di casa.
"Grazie, arrivederci", rispose Luigi, scendendo l'ultima rampa.

Senz'altro non sarebbero mai volati da nessuna parte, nonostante avessero, metaforicamente, le ali. Ma ben sapevano, quando erano più sinceri con loro stessi, che il nido va cambiato ogni tanto perché altrimenti prende quel maledetto puzzo di cacca che ti resta appiccicato anche quando tenti di volare. Ma ormai...

lunedì 10 dicembre 2012

Sentimenti 10 - come potrebbe nascere il Principato di Centocelle

Il capo ha sempre idee nuove per la testa e penso che questa volta si sia pure superato. Perché? E' semplice, ma devo fare una breve premessa: Sono anni che si sente (forse è meglio dire, si sentiva, infatti è da circa un anno che questo disco non si ascolta) che bisogna dividere l'Italia in tante Repubbliche, ne potremmo citare tante, alcune anche con nomi di fantasia o storici. Abbiamo quella arcifamosa della Padania, quella meno famosa di Filettino, oppure quella di Frosinone, ma anche la Repubblica (o Regno) delle Due Sicilie ha catturato l'attenzione di qualche giornalista, insieme a quella della Sardegna e a quella dei Sanniti. Alcune, purtroppo, non hanno lasciato traccia negli archivi e nelle menti di noialtri esseri comuni. Queste fatidiche Repubbliche non raggiungono i mille abitanti: spesso, per scansare questa facile critica alla fantasia separatista, si è sentito dire che non conta il numero, ma le tradizioni culturali, le "radici". 
E allora il capo, dopo aver ben riflettuto, ha pensato che, a ragion veduta, si potrebbe proclamare il Principato di Centocelle, sulla falsariga di quello monegasco. Per chi non lo sapesse, Centocelle è un popolare e popoloso quartiere di Roma, conta la bellezza di circa 90.000 abitanti, molti di più di parecchie città italiane capoluoghi di provincia. Anticamente, e parliamo del tempo della Roma Imperiale, Centocelle era una cittadella militare (con il nome di Centum Cellae) dove si esercitavano i soldati e la cavalleria. Famose, all'epoca, anche le terme nella zona Tor de' Schiavi. Tenendo conto di questi fattori storici (altro che radici!) e della densità abitativa, il capo ha pensato che un eventuale principato di Centocelle non arebbe nulla da invidiare ad altre Nazioni. 
Inoltre, l'evoluzione storica, sociale ed economica di Centocelle si è avvalsa ache della modernità: in questo quartiere fu inaugurato il primo aeroporto italiano, che entrò in funzione il 15 aprile 1909, e che tuttora, con qualche miglioria potrebbe essere utilizzato per il trasporto dei turisti. 
Quando il capo fece questa osservazione, qualcuno di noi sollevò subito un'obiezione: "E che vengono a fare i turisti a Centocelle?".
Il capo, come dicevo, ha sempre delle idee brillanti, ma questa volta era super. La sua risposta era all'altezza del progetto: "Presto detto. Trasformiamo via Palmiro Togliatti in una sorta di circuito automobilistico, da fare invidia ad Imola o a Monte Carlo. In piazza dei Gerani sbaracchiamo quella fontana finto-romana e, al suo posto, costruiamo un bel Casinò. Utilizziamo la costruenda linea metropolitana per collegare il Principato con il resto del paese e a piazza dei Mirti, dove c'è la stazione principale, installiamo un posto di frontiera, come il Checkpoint Charlie. Pensate che attrazione turistica! Mi posso anche immaginare lo scambio tra spie! Non so bene se conviene lasciare l'attuale moneta, ma forse sì, tanto che ce ne facciamo di un'altra monetucola da strapazzo, le nostre banche (forse due potrebbero anche essere sufficienti) dovrebbero diventare i forzieri dei ricconi dell'Italia. Per la sede del governo e la casa del principe (che potrei essere io) utilizzeremo la scuola elementare 'Fausto Cecconi', anche lì ce n'è  di storia".
Dopo aver pensato un pochino su ciò che aveva detto il capo, gli domandai: "Ma quando vorresti iniziare a mettere in piedi questo progetto?". 
E lui, facendomi un gesto con la mano, come per dirmi di pazientare: "Vediamo se ricomincia il tormentone delle secessioni, allora entreremo anche noi nella top ten, ma il nostro progetto sarà senz'altro il migliore, forse ci accapareremmo addirittura il premio per la migliore sceneggiatura di un sogno ad occhi aperti per gli allocchi, con tanto di soldi in qualche paradiso fiscale per noi, estensori del piano".
Il capo è sempre il capo.


sabato 8 dicembre 2012

Prima si accumula e poi si brucia: lezioni moderne di economia

La Signoria Vostra è  invitata a prendere parte alle "Lezioni moderne di economia" che si terranno presso la sede della Società italiana delle Sceneggiate. Si rammenta che eventuali responsabilità di insuccesso di formazione saranno da addebitarsi a coloro/colui che seguiranno o hanno preceduto. I lavacri purificatori possono essere utilizzati unicamente dal nostro docente. Tutte le lezioni verteranno su come bruciare rapidamente le risorse che si sono accumulate. RingraziandoLa sin da ora della Sua cortese attenzione, Le consigliamo vivamente di prenotarsi, i posti sono pochi e gli interessati molti.
Cordiali saluti

giovedì 6 dicembre 2012

La verità, a volte, si può piegare?

"Ma è vero quello che mi stai dicendo?", disse Maria alla sua amica Lorenza. " Non ci posso credere, non è vero, dai, mi stai prendendo in giro".
Lorenza, una biondina sui trent'anni, occhi verdi e una gran voglia di vivere, la squadrò con una faccia da birba impenitente e confermò, alla sua amica, tutto ciò che le aveva confidato: "E' vero, te lo posso anche giurare, mi ha detto che si ripresenterà. Sì, è proprio così".
Maria, capelli lunghi e scuri, con delle curve da fare invidia al Gran Premio di Monte Carlo, non era ancora tanto sicura di ciò che aveva appena udito: "Ma se due giorni fa aveva detto che se ne sarebbe andato in Africa e che avrebbe lasciato l'Italia definitivamente. Forse, avrai sentito qualcuno del suo gruppo che ha riportato questa notizia priva di qualsiasi fondamento". 
Lorenza, quasi esasperata per la testardaggine della sua amica, ripeté ciò che aveva già più volte asserito: "Nooo, me l'ha detto proprio lui, resta e si ripresenta. Ci tiene troppo a tutti noi, per abbandonarci!". 
"Hai parlato con lui?", fece stupita e invidiosa Maria. "Ma dai, l'ho chiamato l'altra settimana e ho potuto parlare solamente con il suo segretario, il quale, neanche tanto gentilmente, mi ha comunicato che 'il signore non si sente molto bene, ed è impegnatissimo con gli affari della famiglia'. In pratica, mi è stato detto di non scocciare ancora, perché certi tempi sono finiti, e adesso tu mi dici che lo hai visto! Ma, allora, dove sta la verità?". 
"E che c'entra la verità con queste cose?", osservò Lorenza, che aveva qualche rudimento epistemologico. "Questa è la vita: una volta su, un'altra volta giù. La verità è... è... boh, un'altra cosa. Tipo, una cosa personale, che è vera per te e basta. Agli altri non devi dire quello che pensi, altrimenti ti fottono!". Lorenza aveva la sua filosofia di vita, e le cose le sapeva.
"Ma allora, vuoi dire che è tutta una finzione la vita!", si meravigliò Maria per essere giunta a questa considerazione. "Allora anche tutta questa storia del 'mi presento, non mi presento' è pura finzione? Lui sarebbe così cinico?".
Lorenza capì che la sua amica Maria non aveva mai capito granché della vita, né tantomeno di lui. "Forse ha visto troppa televisione", pensò Lorenza.
Poi, per non affliggere ulteriomente la sua amica, le disse convinta: "Ma no Maria, lui è diverso, è un vero galantuomo".
     

sabato 1 dicembre 2012

Sentimenti 9

E' facile dire: "Scegli la tua strada". Il consiglio è facile da dare, basta parlare con un po' di prosopopea, ostentare, anche se fallacemente, di possedere il dono di sapere come vanno le cose del mondo e di non rendersi conto di essere a volte ridicolo. L'interlocutore, il più delle volte, è un giovane che non riesce a trovare una collocazione nell'ambito lavorativo oppure non sa quale facoltà universitaria scegliere. Il consiglio che gli viene elargito, anche se spessissimo neanche lo ha chiesto, lo colloca nella categoria di coloro che non sanno nulla della vita e che non hanno neanche la capacità di impegnarsi per comprenderla. Per coloro che danno il consiglio, questi giovani sono degli sfigati,  che non si impegnano e a volte pretendono delle cose (un lavoro, una prospettiva di vita, forse anche una casa, una formazione professionale e culturale adeguata, sì, adeguata al fatto di essere degli umani), senza neanche meritarsele.
Ma sarà così?
Posi questa domanda al capo, ed il capo, nella sua massima grandezza, mi disse: "Scegli la tua strada, tu sai la risposta". Mi fissò attentamente, come lui sa fare e poi aggiunse: " Stavo scherzando!". 
"Prova ad immaginare un binario ferroviario, su questo binario transiterà un treno e questo treno andrà in qualche posto. Ma tu, immaginando il binario, perderai di vista il resto e perciò non saprai nulla del treno, né da quale stazione è partito e in quali stazioni si fermerà e in quale stazione arriverà. Non sai nulla delle persone che si trovano su questo treno, tu vedi nella tua mente solamente un binario sul quale transitano treni di tutti i tipi. Ebbene, non è importante scegliere la strada, tutto dipende dal treno che si ha a disposizione. Adesso ti racconto una storiella, che purtroppo non nasce dalla mia fantasia ma è realmente accaduta alcuni giorni fa. Immagina un bar di periferia, davanti al bar ci sono un gruppo di persone, quasi tutti adulti. Una bambina di 6-7 anni inciampa, cade e sbatte il ginocchio. Il papà la soccorre, la prende in braccio, la bambina piange per il dolore. Inizia l'indagine sul reale danno al ginocchio: si tratta solo di una leggera escoriazione e limitata contusione. Il papà cerca di portare alla realtà il lamento della figlia. 'Ma che c.... piagni, nun ciai gnente! Dai, smetti de piange, che poi annamo a vede li cartoni animati'. La figlia non smette di piangere, interviene la nonna, che tenta di rincuorare la nipotina. Il figlio si intromette e dice: 'Mo sento quello che me dici tu che ciai esperienza, ma come c... pensi de falla smettere co' 'ste parole sdorcinate'. Poi interviene lo zio, con la divisa da operatore ecologico, che dipinge verbalmente un mondo da favola: 'Nun è gnente, mo passa. Poi annamo a compra li giocattoli, ti porto alle giostre, tutto è bello, fra poco è Natale', e così via, elencando mondi meravigliosi. Alla fine uno del gruppo si decide di andare in farmacia, che si trova proprio lì davanti, e di comprare una busta di ghiaccio sintetico, che si utilizza nelle contusioni. Mette la busta sul ginocchio della bambina, che evidentemente ne sente il beneficio e smette di piangere. Cosa voglio dire con questo breve racconto? C'è un grosso problema culturale, oggigiorno, in Italia. Mancano analisi stringenti sulla realtà e la maggior parte della gente preferisce o strillare (contro il fato, contro gli altri, contro la madre, ecc.) oppure fantasticare su mondi meravigliosi che stanno dietro l'angolo (basta farsi coraggio, stringere i denti, non essere troppo schizzinosi per raggiungerli). Invece, occorrerebbe avere cognizione dei problemi e saper utilizzare la materia grigia per poterli risolvere. Ma qui si tratta di averne le capacità, e dopo anni di lavaggi di cervelli attraverso la televisione, credo che occorrano decenni di lavoro minuzioso tra la gente, nuovi strumenti di analisi della società (e forse qui non ci sarebbe nulla da reinventare, ma solamente da riprendere), in pratica si tratterebbe di fare una rivoluzione culturale".
Con questa parola interrompemmo la nostra discussione, anche perché tutti i sistemi di controllo informatico sulle parole da tenere sotto controllo, iniziarono a trillare. 
Il capo disse, mentre scompariva: "Il Grande Fratello non è uno spettacolo televisivo, ma un sistema che impedisce a tutti di partire dalla stessa stazione prendendo lo stesso treno. Povera bambina, quante altre volte cadrà e piangerà".