Eravamo arrivati in fondo al viottolo, che avrebbe dovuto condurci ai nostri alloggiamenti, quando improvvisamente si aprì davanti a noi una vasta palude, non segnata sulla nostra mappa. Prima di partire per la missione, ci avevano dato una indicazione molto precisa: dovevamo giungere nel punto X, prelevare una valigia (forse piena di sogni o di bisogni) e portarla al sicuro nella sede della nostra associazione. Sembrava una passeggiata, una facile scampagnata: ma forse avremmo fatto meglio a dare ascolto alle diverse "Cassandre" che si erano affollate lungo la strada, durante la nostra partenza. Ce n'era una che non smettava di dirci, in modo accorato: "State attenti agli esangui, non vi distraete quando sarete davanti al pallido omuncolo!". Ma che cosa volesse dire, lo capimmo solamente sfogliando qualche giornalaccio della famiglia del nano. Un'altra si agitava sperticatamente, mimando il movimento di orde fameliche di gatti selvatici: i famosi Graffioni del Nord. Altre, invece, ci consigliavano di stare attenti ai poteri forti. Ma questa cosa era ancora più oscura delle altre, perché non riuscivamo proprio ad immaginare poteri deboli. Dopo mesi di marcia, portandoci appresso quella pesante valigia piena di decenni di rivendicazioni, raggiungemmo, come dicevo, la palude. Alcune di noi decisero di fermarsi, altri di tornare indietro, alla riserva del "popolo degli uomini". Ma dopo una lunga discussione assembleare, capimmo che l'unica nostra possibilità era quella di procedere nel nostro cammino, anche perché ci rendemmo conto che i nostri nemici erano solamente tigri di carta, forse disperate, ma sempre di carta.
Ora siamo proprio nel mezzo della palude, facciamo fatica ad andare avanti, abbiamo i piedi zuppi e il freddo ci perseguita. Ma il cuore è leggero, abbiamo gettato via paura e rabbia, possiamo anche ascoltare le farneticazione degli spiriti malvagi, intanto non le prendiamo minimamente sul serio, anzi, ci fanno sorridere. Le catene le abbiamo lasciate appese alle scale appoggiate agli alberi che arrivano sino in cielo. Nulla può impedirci la nostra giusta risoluzione, quella che viene dai sentimenti e dalla ragione. Possono cantare le sirene, possono urlare le erinni: la vendetta sarà nostra, sarà la vendetta dell'andare oltre, del non fermarci difronte alle banalità dell'odierno grigiore.
La vittoria è già nostra, anche se siamo in mezzo alla palude.
Ora siamo proprio nel mezzo della palude, facciamo fatica ad andare avanti, abbiamo i piedi zuppi e il freddo ci perseguita. Ma il cuore è leggero, abbiamo gettato via paura e rabbia, possiamo anche ascoltare le farneticazione degli spiriti malvagi, intanto non le prendiamo minimamente sul serio, anzi, ci fanno sorridere. Le catene le abbiamo lasciate appese alle scale appoggiate agli alberi che arrivano sino in cielo. Nulla può impedirci la nostra giusta risoluzione, quella che viene dai sentimenti e dalla ragione. Possono cantare le sirene, possono urlare le erinni: la vendetta sarà nostra, sarà la vendetta dell'andare oltre, del non fermarci difronte alle banalità dell'odierno grigiore.
La vittoria è già nostra, anche se siamo in mezzo alla palude.

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