martedì 27 novembre 2012

Che tempo fa?

Don't know why there's no sun up in the sky
Stormy weather
Since my man and I ain't together,
keeps rainin' all the time

Life is bare, gloom and mis'ry everywhere
Stormy weather
Just can't get my poorself together,
I'm weary all the time
So weary all the time
When he went away the blues walked in and met me
If he stays away old rockin' chair will get me

All I do is pray the Lord above will let me walk in the sun once more
Can't go on, ev'ry thing I had is gone
Stormy weather

Since my man and I ain't together,
keeps rainin' all the time

Ascoltava in tutta tranquillità un vecchio disco di jazz, Lena Horne interpretava "Stormy Weather". La lampada sullo scrittoio era accesa, e lui stava pensando quale libro iniziare a leggere. Ne aveva scelti tre dalla libreria: "La Certosa di Parma" di Stendhal, "Le metamorfosi" di Apuleio e "Morte a credito" di Céline. Rimirava e soppesava i tre libri, sfogliandoli attentamente, aspettando quella vocina che gli dicesse, in modo suadente,"Leggimi". Intanto, pensava che da lì a breve si sarebbe preparato un buon tè, mentre fuori il sole cercava di riscaldare una tersa giornata d'inverno, e questo sarebbe stato l'ultimo suo sforzo della giornata prima di tramontare. Il momento sembrava perfetto, in quell'attimo credeva fermamente in cuor suo che la vita non potesse essere migliore. Sentiva la gioia dentro sé. Si stiracchiò leggermente, proprio per sentire fluire quella sottile gioia in ogni parte del corpo, e un lieve sorriso gli si disegnò sul viso.
Trillò il campanello della porta, e quel suo momento magico si incrinò, solo lievemente, ma la perfezione della giornata era forse perduta. Andò alla porta, guardò dallo spioncino chi era entrato nella sua sfera d'attenzione e si accorse che si trattava della signora del terzo piano. 
Aprì. "Buongiorno, come sta?".
La signora lo guardò assente come se la domanda non fosse rivolta a lei. Dopo una decina di secondi, che a lui sembrarono una eternità, la signora disse: "Oh, salve, io... vede... non è che avrebbe un qualche calmante, ho un... un grosso mal... sì, come si dice...", sembrava che facesse una fatica tremenda nel richiamare dalla mente quella parola, che evidentemente si era ben nascosta in qualche meandro inaccessibile. "Ah, ecco, mal di testa. Ho un mal di testa, mi scoppia".
Premuroso, il signore le chiese se voleva che chiamasse l'ambulanza. 
"No, no... già sono venuti e... non mi hanno voluto... dato... niente! A me serve solamente un tranquillante, e subito anche!". E a quel punto la sua voce si fece stridula, e strillava quasi. Poi, sembrò calmarsi e iniziò a piangere. "Non posso stare così, non... non ce la... faccio. Mi aiuti!". Adesso lo supplicava e gli si era aggrappato alla manica destra della camicia. 
Lui si accorse che era in piena crisi di nervi, sapeva che la signora del terzo piano non aveva la nomea di stare proprio bene con i nervi, ma lui solitamente si faceva gli affari suoi e non voleva saperne di chiacchiere da condominio. Purtroppo, adesso doveva sperimentare su se stesso lo stato di salute della signora.
"Senta, io ho della camomilla...".
Non fece in tempo a finire la frase, che la signora iniziò a ridere nervosamente: "La camomilla? Ma che scherza? Quella è acqua fresca, per me!", il viso le era diventato rosso, gli occhi scintillavano inquieti. 
"Ma io non ho medicinali in casa", si scusò quasi il signore. "Proviamo a richiamare l'ambulanza. Entri, si accomodi". La signora si accomodò sulla poltrona, che sino a poco prima era la base di lancio verso la gioia e la felicità del signore. "Sia tranquilla qui, mentre chiamo l'ambulanza".

"Io sono tranquilla e non mi serve l'ambulanza", scandì quasi sillabando la signora. "Io sono tranquilla, sono gli altri che sono sempre così agitati, sempre pronti ad aggredire. Prenda lei, ad esempio", le disse con fastidio. 
"Io?", si difese il signore.
"Sì, proprio lei. Sono venuta chiedendole aiuto e lei che fa? vuole chiamare il pronto soccorso. Che gente! Pensate solo a voi stessi", aggiunse schifata la signora. "E' possibile che non abbia una medicina in casa, un calmante, un sonnifero, qualcosa porco cane! Ma come si addormenta lei?". 
"Come mi addormento? Ma che domanda è, vado a letto, chiudo gli occhi e dormo", rispose incredulo il signore.
La signora del terzo piano, facendogli il verso, ripeté le sue parole: "... vado a letto, chiudo gli occhi e dormo. Ma chi vuole prendere in giro, buffone!". Ormai la signora aveva perso ogni inibizione e anche il suo iniziale modo di parlare a rilento si era tramutato in una mitraglia verbale. Non lasciava spazi tra le parole, e le offese verso il malcapitato diventarono sempre più pesanti e personali. "Buffone! Lo sanno tutti che è lei che fuma nell'ascensore, butta la spazzatura dalla finestra e... e poi lasciamo perdere, perché io sono una signora, io".
Tra lo spaventato e l'arrabbiato, il poveraccio guardava la signora del terzo piano senza pronunciare parola. Poi, trovando un po' di coraggio in qualche angolo remoto della sua anima, disse alla signora di uscire dalla sua casa.
Lei, imperterrita, lo fissò in volto, si alzò dalla poltrona e gridando si diresse verso la porta d'ingresso: "Me ne vado sì, sei un cretino, lo sanno tutti qui, imbecille. Dorme tranquillo, lui, ma va...". Sbatté la porta e andò via. 
Il signore rimase in casa senza parole e senza tranquillità, si accasciò sulla poltrona e il suo sguardo si perse nel profondo buio della giornata. Fuori minacciava una vera tempesta, una tempesta perfetta.         

giovedì 22 novembre 2012

Un regalo

"Ti ricordi?".
"Cosa mi devo ricordare?".
"Quando scattai questa foto".
"No, perché dovrei ricordarmelo!".
"Era un giorno particolare, ma non nel senso che fosse un giorno bello, fu particolare per me".
"E perché fu particolare per te, se neanche lo defenisci un bel giorno?".
"Perché quel giorno eri molto triste, mentre ritornavamo dal mare. Sarà stata la fine di aprile, avevamo trascorso una settimana nella casa delle vacanze. L'avevamo sistemata, ripulita bene bene. La primavera non si era ancora stabilizzata: c'era stata forse una settimana di caldo, all'inizio del mese, ma poi era ritornato il freddo. Purtroppo le rondine si erano fatte ingannare dal primo tepore ed erano volate qui da noi. Il freddo le aveva colte a tradimento e alcune erano morte assiderate. Lungo la strada che conduceva al paese, ne scorgemmo due morte e questa cosa ci sconvolse. Te maggiormente. Diventasti ancora più triste. Al ritorno, sull'autostrada, mentre il cielo grigio ci diceva che altre rondini sarebbero morte, vidi quell'albero. La prima sensazione che mi diede fu di riparo, un riparo nella solitudine. Quella poteva essere il tuo riparo contro la tristezza, contro la brutta sorte per delle rondini troppo avventurose, contro la forza sproporzionata della natura nei confronti degli esseri più deboli e sensibili. Perciò mi fermai e decisi di fotografarlo per regalarti quell'albero. Io decisi che quello sarebbe stato sempre il tuo albero".
"Penso che sia il regalo più bello che una donna possa ricevere, grazie".


Si abbracciarono piangendo, tacendo per la gioia.
  
 
 




lunedì 19 novembre 2012

Buon Natale


Quest'anno, per scaramanzia, ho intenzione di fare gli auguri di Natale con largo anticipo, onde evitare che l'eventuale realizzazione della profezia dei Maya possa impedirmelo. 
Perciò, Buon Natale a tutti, proprio a tutti, anche a chi non lo merita. Buon Natale a chi fa finta di vivere, mentre aspetta supinamente il colpo della falce. Buon Natale pure a coloro che credono di avere sempre ragione, e quando percepiscono di non averla se la prendono con la violenza. Felice Natale a tutti, compresi coloro che sfruttano gli altri, non soltanto fisicamente (facendoli lavorare in modo disumano per "quattro soldi"), ma anche psichicamente e moralmente, condizionando le menti degli sfruttati con tutto l'armamentario ideologico e psicologico che si sono costruiti in millenni di potere. Buon Natale anche a quelli che rubano senza sporcarsi le mani, ma anche a quelli che se le sporcano: anche se gli uni e gli altri hanno fatto sempre il tifo per Barabba.
Ma agli altri, agli uomini di buona volontà, auguro un buon 2013. Sarà senz'altro il loro anno: anche se la Terra dovesse scomparire dalla nostra Galassia o anche se soltanto l'uomo dovesse togliere il disturbo, lasciando a ciò che resterà del nostro pianeta il compito di dare un senso a "Gaia". E più che un augurio è una convinzione

sabato 17 novembre 2012

Per dovere

A voi, che siete costretti per lavoro a leggere tutte le sciocchezze che scrivo, a voi, che da ogni paese di questo mondo dovete con stupore, meraviglia, disprezzo, interesse, indifferenza, noia, sonnolenza, disgusto o apprezzamento, ma sempre comunque per dovere, leggere questi pensieri che raccontano di nulla, e perciò di noi tutti (io e voi compresi), lasciate un semplice commento, affinché possa anche io meravigliarmi, stupirmi, annoiarmi, usw.

Fanno arrabbiare anche i santi

Talvolta si udivano, dopo la chiusura serale, delle voci di gente che discuteva, anche piuttosto animatamente  provenire dal negozio di arredi sacri che è situato sotto la mia casa. Più volte la signora Pina, quella che abita al primo piano, aveva telefonato preoccupata alle forze dell'ordine, dicendo loro che c'erano dei ladri nel negozio. Due o tre volte erano sfrecciate delle "volanti" verso la nostra via, si erano fermate davanti al negozio, avevano ispezionato per bene le serrande, verificato se ci fossero segni di scasso, ascoltato le testimonianze della signora Pina e di altri inquilini dello stabile. Alla fine delle indagini, le forze dell'ordine arrivarono alla conclusione che o le persone erano colte da una specie di sindrome collettiva oppure c'era qualcuno che si divertiva a discutere nella via, cercando nel contempo di nascondersi alla vista degli abitanti, per poi eclissarsi appena udivano l'arrivo delle "volanti".
Queste conclusioni investigative lasciarono, noi abitanti della via, alquanto perplessi e sfiduciati nei mezzi investigativi delle forze dell'ordine, ma questo era quanto: le voci che discutevano continuarono ad infastidire le nostre serate, ma nessuno si preoccupò più della loro provenienza. Le congetture furono tante, ma quando sono tante diventano tutte non valide. 
Una notte, rincasando piuttosto tardi, mi accorsi di aver perso le chiavi di casa, compresa quella del portone. Mentre stavo maledicendo la sorte, iniziò a piovere, anzi, a diluviare. Per evitare di inzupparmi, mi riparai sotto al balcone della signora Pina, proprio davanti al negozio d'arredi sacri.
Nella strada non si udiva alcun rumore, eccetto quello della pioggia che martellava le lamiere delle auto posteggiate. Accesi una sigaretta, aspettando fiducioso il rincasare di qualche altro tiratardi, per potermi almeno riparare all'interno del fabbricato e, al limite, passare lì la notte per chiamare, alle prime luci dell'alba un fabbro per farmi aprire la porta e sostituire la serratura. Ma il tempo trascorreva e io restavo lì impalato e pensieroso sul da farsi. Improvvisamente, udii una voce proveniente chiaramente dal negozio, che diceva: "Hai ascoltato, Rocco, quello scemo in tivù che dice sempre 'capra, capra' ogni volta che non sa che dire alle obiezioni degli interlocutori?".
"Sì, è proprio vergognoso e disgustoso", rispondeva, evidentemente, Rocco, "parla tanto di estetica e poi sembra una lumaca impazzita, per tutta quella bava che gli esce dalla bocca. Che brutta fine ha fatto questo povero paese. Ti ricordi, Gabrile, quando per poco meno venivi allontanato dalla comunità perché sospetto di essere affetto da rabbia?".
"Come no, e poi con quegli occhi da muflone in calore si permette di dare della capra agli altri", osservò Gabriele. "Senza contare il fastidio sonoro che provoca quella sua voce gracchiante. Che ne pensi Francesco, tu che di animali te ne intendi?".
Francesco fece un sospirone, evidentemente non aveva alcuna voglia di partecipare alla discussione; infatti, con voce quasi udibile, disse: "Mah, ultimamente sono tutti strani! Sembra quasi che questo paese abbia deciso di estinguersi. Tratta male i suoi giovani, violenta le sue donne, caccia coloro che lavorano, esalta la forza a scapito della pace. Lo so bene che qualcuno dice sempre il contrario di questo, ma un conto sono le parole, un'altra cosa i fatti", e un sospiro chiuse le sue osservazioni. 
Una voce di donna ammonì gli altri: "Ma la volete smettere di fare questi discorsi davanti a questa creatura! Lo sapete che poi non dorme e piange tutta la notte per le cose che dite. Già ogni giorno mi domanda perché succede questo o quello, perché sembra di vivere in un manicomio e perché le persone pregano solo Mammona. E io devo assicurarlo, dicendogli che c'è ancora la speranza negli occhi degli innocenti, poi arrivate voi, con i vostri discorsi e me lo fate agitare nuovamente. Aspettate, almeno, che si addormenti prima di profondere pessimismo". 
"Pessimismo?", intervenne Rocco, "ma quale pessimismo, basta sentire la puzza di zolfo che gira intorno per accorgersi in che mondo si vive. Per di più lo zolfo neanche viene dall'inferno, ma dalle bombe che distruggono quotidianamente la vita delle persone".
Il bimbetto cominciò a piangere, forse preoccupato dalle parole e dalla voce di Rocco. Allora la signora, con voce sconsolata e accorata, disse: "Ce l'avete fatta a farlo piangere, bravi. Ogni volta è così. Lo sapete che è sensibile, povera creatura!", e rivolgendosi al figlio, cercò di tranquillizzarlo: "Su, su non piangere, vedrai che gli uomini miglioreranno, non c'è solo il male in loro, forse devono ancora imparare la differenza tra ciò che è importante e ciò che non lo è. Non tutti si stanno scorticando l'anima, vedrai che capiranno. Su, su fai la nanna". E con voce dolce e accattivante iniziò a cantargli una ninna nanna. 
Io ero ancora là, infreddolito, incredulo e imbarazzato: infreddolito per la pioggia, incredulo perché mi sembrava impossibile che delle statuette si animassero per discutere i fatti di questo paese, imbarazzato perché avevo quasi carpito di nascosto le loro intime preoccupazioni. Intorno a me c'era ora solamente il silenzio della notte, la pioggia era cessata. Misi la mano nella tasca destra e mi accorsi che le chiavi erano sempre state là. Imprecando sulla mia dabbenaggine, mi precipitai in casa. Era stanco morto e forse avevo anche la febbre. Sì, ero senz'altro caldo. Me la misurai: 39°. Pensai, allora, che il discorso che avevo sentito provenire dal negozio d'arredi sacri era solamente frutto della mia temperatura corporea. Ma il pianto del bambino non potevo essermelo inventato, certi lamenti fanno accapponare la pelle e, alcune volte, spazientire anche i santi.

domenica 11 novembre 2012

Vendesi casa...

"La casa non è nuova, ma d'altronde il prezzo non è quello della villa del presidente. Senz'altro è una casa vissuta e forse questa caratteristica le dà un certo fascino. Pensate soltanto alle persone che qui hanno vissuto e contribuito a migliorarla". A sentirla parlare, si aveva la sensazione che ci credesse anche lei alle cose che diceva, e lei era la venditrice dell'agenzia "Belle case"
Franco e Lucia guardavano la casa mentre la venditrice snocciolava il suo mantra elogiativo del rudere, e non riuscivano a credere che quella tipetta, una biondina neanche trentenne, fosse già in grado di raccontare tante balle senza battere ciglio. 
Franco si permise di farle notare che senz'altro il tetto aveva qualche difetto, dal momento che i pannelli di copertura erano completamente gonfi a causa di presumibili infiltrazioni d'acqua piovana. 
"Ma vuole scherzare", rispose quasi indignata la biondina. "Le dico che il tetto è nuovo, non avrà neanche sei anni. I pannelli sono preesistenti alla ristrutturazione. Non può avere tanta sfiducia nelle persone".
Franco, senza scomporsi, osservò che gli sembrava strano che si potesse spendere tanti soldi per ristrutturare un tetto, per poi lasciare all'interno della casa pannelli carichi di muffa ed esteticamente discutibili.
"Ma lei non sa come sono le persone qui da noi, preferiscono spendere su ciò che è utile piuttosto che sull'e-ste-ti-ca". E la parola "e-ste-ti-ca", così pronunciata, stava ad indicare che per la venditrice Franco era solamente un cittadino e, in quanto tale, non in grado di capire la concretezza delle cose. 
"Bah!, sarà", disse Franco, che si sentiva montare una rabbia interna in grado di distruggere la venditrice insieme alla catapecchia, che lei osava chiamare casa.
Lucia, rimasta sino a quel momento zitta, la squadrò da capo a piedi e con voce ferma e decisa le disse: "Puoi andare al diavolo, te, la tua agenzia, i proprietari della casa, questo fottuto paese e la politica della casa, tutti i gruppi immobiliari, coloro che si arricchiscono sui bisogni e coloro che credono al mercato,  l'estetica della menzogna e la concretezza dell'inganno".
La biondina, interdetta dal lucido e calmo consiglio, restò a bocca aperta. Pensò, in quel momento, che i tempi stavano cambiando, forse il mercato era veramente in flessione se le sue balle non attecchivano più nella mente delle persone. E senza accorgersene disse: "Che tempi!", come quella contessa che decenni prima, senza comprendere cosa stesse accadendo, dava giudizi sul comportamento umano di quei "villici" che osavano rispondere alle ingiustizie.
Girò i tacchi e se ne andò stizzita, avendo la certezza che anche quel mese non avrebbe percepito il suo stipendio. Il titolare dell'agenzia "Belle case" era inamovibile: niente vendite, niente stipendi.
Che tempi!  
   


domenica 4 novembre 2012

Cosa si pensa

Cosa pensa "A", cosa pensa "B".

Già, cosa pensano queste due signore, mentre, sedute sulla propria panchina, guardano il panorama oppure leggono un giornale (rivista o libro)? Ma guardano veramente l'orizzonte? Leggono veramente il giornale/rivista/libro? 
Forse.
O forse no.  
Ma noi cosa ne possiamo sapere di ciò che le preoccupa, oppure di quale disegno di realizzazione della propria vita hanno nella loro testa. Potremmo tentare una esercitazione, sviluppando tre ipotesi, elencando le possibili tipicità di pensiero per delle signore difronte ad un panorama, tutto sommato apprezzabile, o mentre leggono un giornale/rivista/libro.


1ª Ipotesi

La signora di sinistra, che chiameremo "signora A", ha appena saputo che sua figlia si è innamorata di un impiegato di banca. Sarà senz'altro un buon partito, ma sente nel fondo della sua anima che c'è qualcosa che non va. Forse è quella parola "banca" che la lascia con un sapore di amaro in bocca. La signora A crede di conoscere la figlia, e non riesce a vederla insieme ad un noioso impiegato sempre immerso tra numeri, tassi, bond, cambi valutari, ecc. Ma la signora A, che in fin dei conti è abbastanza sincera con se stessa, si domanda come fa a sapere che il tipo stereotipato dell'impiegato di banca possa calzare anche al suo futuro genero. A questa parola diventa triste, e la colonna d'acqua, che sino a poco prima aveva osservato in modo affascinato, diventa il paradigma delle lacrime universali delle donne che invecchiano. 

La signora a destra, che definiremo come la signora B, pensa al suo amato. Sfoglia il giornale senza leggere nulla, rivive l'ultimo giorno che ha trascorso con lui. Forse lo rivedrà tra qualche settimana, quando lui riuscirà a liberarsi dagli impegni di lavoro e, innanzitutto, a trovare una scusa plausibile per non fare insospettire la moglie per questi improvvisi e frequenti viaggi di lavoro. La signora B sa benissimo che vive una situazione insostenibile e transitoria, e sa benissimo anche che lei sarà quella che dovrà trovare una soluzione a questa vicenda che avvilisce il suo amore. Ma intanto si lascia cullare dalle dolci onde del lago, immaginandosi al di sopra della sua superficie: piccola barca ninnata dai movimenti della vita. Ma talvolta i movimenti della vita possono trasformarsi in brusche onde e scaraventarti al largo. Ma la signora B sa navigare, legge bene le carte nautiche e le previsioni meteorologiche. Non si lascerà trovare impreparata.

 

2ª Ipotesi

La signora A pensa che si trova in un luogo stupendo. Tutto è perfetto intorno a lei. In quel momento percepisce l'armonia del creato e lei vorrebbe che quell'istante non finisse mai, che durasse sino alla fine dei suoi giorni. "La fine dei miei giorni!", questa frase scalfisce leggermente la gioia di quell'attimo. Infatti, pensa che in quel momento potrebbe anche affrontare la morte, e allora si sente felice anche per il pensiero sulla morte: ha scoperto il modo per sconfiggere il terrore di quel trapasso. Il segreto è la gioia. Sa benissimo che questo stato non durerà a lungo, ma tenterà di farne tesoro per le situazionii in cui si sentirà triste. Allora cerca di imprimere nella sua mente tutto ciò che la circonda in quel momento, e cerca anche di immagazzinare nel suo cuore la pace che sta provando. Sente di essere l'acqua del lago, il cielo con le sue nuvole, gli alberi e le barche, le persone che passano, la signora che le è accanto e che sembra così triste. Oggi è disposta anche a prendersi una parte della tristezza di questa sconosciuta, è sicura che riuscirà a portare anche questo fardello.

La signora B legge un articolo che tratta della vendita di caffè nel mondo. Lì scopre che la Germania è la nazione che ne consuma maggiormente. Dopo il primo momento di stupore, pensa che quella notizia non le cambierà la vita né la sua concezione su di essa. Ma quale concezione della vita ha? Questa è una bella domanda che si pone. "Non fare del male al prossimo", ma questa è troppo generica e troppo universale; lei cerca una sua concezione. Potrebbe essere che "la vita è imprevedibile", ma anche qui non c'è nulla di nuovo sotto al sole. Forse vorrebbe avere una vita con tante possibilità: "Ossia tante vite?", si domanda la signora B, quasi spaventata da tale rischio. Dover rivivere tante volte una vita è come dover ripetere errori e sofferenze, e qualche gioia, infinite volte. Ecco, ha trovato la sua concezione sulla vita. Essa è una continuità di dolore e di errori, intervallati da brevi momenti di gioia. La signora B è una pessimista e il lago le mette una grande tristezza. La signora B pensa che il prossimo anno trascorrerà le vacanze al mare.



3ª Ipotesi

La signora A non pensa, ma sogna. Sogna un mondo diverso. Come dovrebbe essere questo mondo? Questo non lo sa, ma sente che in questo ci sono molte cose che non vanno, a cominciare dalla incomunicabilità. Le persone non parlano tra loro e se parlano mentono oppure urlano. Dovremmo distillare le nostre anime e disporre solamente del succo della sapienza, dell'amore, della comprensione. Sarebbe senz'altro un bel mondo. Un vero mondo nuovo.

La signora B sfoglia un libro ed è arrivata all'ultimo capitolo. In quel libro si narra di due signore che stanno sedute difronte ad un lago. Improvvisamente si ode un annuncio che, come nel film di Vittorio De Sica, annuncia il Giudizio Universale. Le due signore si guardano smarrite e spaventate, si alzano in piedi, e alla signora che stava leggendo un libro, che aveva quasi terminato, cade quest'ultimo nel lago. Il lago in quel punto è molto profondo e melmoso, nessuno saprà come continuerà il racconto, né come sarà il giudizio universale. Lì finisce il libro ed anche la nostra esercitazione.


Il senso di questo scritto: forse non c'è, ma se uno vogliamo trovarne è che le storie vanno vissute, tanto ci sarà sempre, alla fine, un giudizio del quale non sappiamo i risultati.
 
 

giovedì 1 novembre 2012

Il rito


Foto pubblicata su gentile concessione di Petra
Lì sopra, dove nessuno osava andare, trovai un posto fantastico. Non c'era qualcosa di particolare; anzi, posso anche dire, senza possibilità di smentita, che non c'era nulla. Ma quel nulla mi dava una sensazione di ricchezza, mai provata in altre situazioni, in altri posti. Avevo la percezione che le cose della vita erano lontanissime, sia spazialmente che temporalmente. 
Però avevo acquisito una strana particolarità: se, ad esempio, pensavo ad un luogo a me noto, questo si materializzava sotto i miei occhi. Ma nonostante che stesse lì, davanti a me, sembrava collacato alla fine del mondo. Riuscivo anche a materializzare le persone che conoscevo, ma nonostante stessero lì vicino, apparivano lontanissme. Alcune le chiamai per nome, senza alcun risultato. Forse non mi udivano, come io non udivo loro. La pace era in me. O forse dovrei dire che era con me. Ad un tratto percepii una presenza, che si manifestava come un soffio di aria, prima freddo e poi caldo. Mi si avvicinò e mi sussurrò delle parole, che rimasero nel mio cuore ma non nella mia testa. "Se cerchi l'anima, qui non la troverai. In questo posto vedrai solamente quello che non vivrai, ma quello che vivrai te lo devi ancora costruire. Ma non usare pietre e calce, ma solamente gli arbusti che sono ai piedi della scala. Prima costruisci il tetto, poi il pavimento, alle finestre metti vetro d'acqua, in modo che lavi tutto ciò che sporca. Adesso vai, l'anima è giù. dove l'ombra si mischia con la nebbia". 
Lì sopra trovai quel nulla che cercavo, non sapendo cosa fosse. E quel nulla lo porto con me, o dovrei dire in me. Lì sopra rimasi un attimo, e dopo quell'attimo ritrovai l'anima e con essa affastellai i rami e costruimmo la casa. 
Talvolta ci viene a trovare un vento freddo, e a volte un vento caldo, ma l'acqua di vetro pulisce ogni sporco.