giovedì 1 novembre 2012

Il rito


Foto pubblicata su gentile concessione di Petra
Lì sopra, dove nessuno osava andare, trovai un posto fantastico. Non c'era qualcosa di particolare; anzi, posso anche dire, senza possibilità di smentita, che non c'era nulla. Ma quel nulla mi dava una sensazione di ricchezza, mai provata in altre situazioni, in altri posti. Avevo la percezione che le cose della vita erano lontanissime, sia spazialmente che temporalmente. 
Però avevo acquisito una strana particolarità: se, ad esempio, pensavo ad un luogo a me noto, questo si materializzava sotto i miei occhi. Ma nonostante che stesse lì, davanti a me, sembrava collacato alla fine del mondo. Riuscivo anche a materializzare le persone che conoscevo, ma nonostante stessero lì vicino, apparivano lontanissme. Alcune le chiamai per nome, senza alcun risultato. Forse non mi udivano, come io non udivo loro. La pace era in me. O forse dovrei dire che era con me. Ad un tratto percepii una presenza, che si manifestava come un soffio di aria, prima freddo e poi caldo. Mi si avvicinò e mi sussurrò delle parole, che rimasero nel mio cuore ma non nella mia testa. "Se cerchi l'anima, qui non la troverai. In questo posto vedrai solamente quello che non vivrai, ma quello che vivrai te lo devi ancora costruire. Ma non usare pietre e calce, ma solamente gli arbusti che sono ai piedi della scala. Prima costruisci il tetto, poi il pavimento, alle finestre metti vetro d'acqua, in modo che lavi tutto ciò che sporca. Adesso vai, l'anima è giù. dove l'ombra si mischia con la nebbia". 
Lì sopra trovai quel nulla che cercavo, non sapendo cosa fosse. E quel nulla lo porto con me, o dovrei dire in me. Lì sopra rimasi un attimo, e dopo quell'attimo ritrovai l'anima e con essa affastellai i rami e costruimmo la casa. 
Talvolta ci viene a trovare un vento freddo, e a volte un vento caldo, ma l'acqua di vetro pulisce ogni sporco. 
 

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