"La casa non è nuova, ma d'altronde il prezzo non è quello della villa del presidente. Senz'altro è una casa vissuta e forse questa caratteristica le dà un certo fascino. Pensate soltanto alle persone che qui hanno vissuto e contribuito a migliorarla". A sentirla parlare, si aveva la sensazione che ci credesse anche lei alle cose che diceva, e lei era la venditrice dell'agenzia "Belle case".
Franco e Lucia guardavano la casa mentre la venditrice snocciolava il suo mantra elogiativo del rudere, e non riuscivano a credere che quella tipetta, una biondina neanche trentenne, fosse già in grado di raccontare tante balle senza battere ciglio.
Franco si permise di farle notare che senz'altro il tetto aveva qualche difetto, dal momento che i pannelli di copertura erano completamente gonfi a causa di presumibili infiltrazioni d'acqua piovana.
"Ma vuole scherzare", rispose quasi indignata la biondina. "Le dico che il tetto è nuovo, non avrà neanche sei anni. I pannelli sono preesistenti alla ristrutturazione. Non può avere tanta sfiducia nelle persone".
Franco, senza scomporsi, osservò che gli sembrava strano che si potesse spendere tanti soldi per ristrutturare un tetto, per poi lasciare all'interno della casa pannelli carichi di muffa ed esteticamente discutibili.
"Ma lei non sa come sono le persone qui da noi, preferiscono spendere su ciò che è utile piuttosto che sull'e-ste-ti-ca". E la parola "e-ste-ti-ca", così pronunciata, stava ad indicare che per la venditrice Franco era solamente un cittadino e, in quanto tale, non in grado di capire la concretezza delle cose.
"Bah!, sarà", disse Franco, che si sentiva montare una rabbia interna in grado di distruggere la venditrice insieme alla catapecchia, che lei osava chiamare casa.
Lucia, rimasta sino a quel momento zitta, la squadrò da capo a piedi e con voce ferma e decisa le disse: "Puoi andare al diavolo, te, la tua agenzia, i proprietari della casa, questo fottuto paese e la politica della casa, tutti i gruppi immobiliari, coloro che si arricchiscono sui bisogni e coloro che credono al mercato, l'estetica della menzogna e la concretezza dell'inganno".
La biondina, interdetta dal lucido e calmo consiglio, restò a bocca aperta. Pensò, in quel momento, che i tempi stavano cambiando, forse il mercato era veramente in flessione se le sue balle non attecchivano più nella mente delle persone. E senza accorgersene disse: "Che tempi!", come quella contessa che decenni prima, senza comprendere cosa stesse accadendo, dava giudizi sul comportamento umano di quei "villici" che osavano rispondere alle ingiustizie.
Girò i tacchi e se ne andò stizzita, avendo la certezza che anche quel mese non avrebbe percepito il suo stipendio. Il titolare dell'agenzia "Belle case" era inamovibile: niente vendite, niente stipendi.
Che tempi!
Lucia, rimasta sino a quel momento zitta, la squadrò da capo a piedi e con voce ferma e decisa le disse: "Puoi andare al diavolo, te, la tua agenzia, i proprietari della casa, questo fottuto paese e la politica della casa, tutti i gruppi immobiliari, coloro che si arricchiscono sui bisogni e coloro che credono al mercato, l'estetica della menzogna e la concretezza dell'inganno".
La biondina, interdetta dal lucido e calmo consiglio, restò a bocca aperta. Pensò, in quel momento, che i tempi stavano cambiando, forse il mercato era veramente in flessione se le sue balle non attecchivano più nella mente delle persone. E senza accorgersene disse: "Che tempi!", come quella contessa che decenni prima, senza comprendere cosa stesse accadendo, dava giudizi sul comportamento umano di quei "villici" che osavano rispondere alle ingiustizie.
Girò i tacchi e se ne andò stizzita, avendo la certezza che anche quel mese non avrebbe percepito il suo stipendio. Il titolare dell'agenzia "Belle case" era inamovibile: niente vendite, niente stipendi.
Che tempi!

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