domenica 11 maggio 2014

"Metti tutto a posto, Jack!", disse, quasi sibillando, Lorenz.


Jack e Lorenz, che nomi!
Ma si può iniziare in modo peggiore una storiella da due soldi? Jack e Lorenz, con questi nomi non si va lontano, forse si arriva sino al tabaccaio, quello vicino all'edicola e al bar, si compra un pacchetto di sigarette e si torna a casa.
Jack e Lorenz, che tipi! A conoscerli non si guadagna niente, solamente l'ironia della gente e qualche grattacapo. Eh, sì, perché quei due ne hanno sempre combinate di tutti i colori. Per loro è facile dire: "Metti tutto a posto, Jack!", ma potrebbe anche essere "Metti tutto a posto, Lorenz!", tanto la cosa non cambia di molto, perché o Jack o Lorenz, ha messo prima tutto a soqquadro. E questo riesce loro ancora adesso, quando in molti hanno avuto modo di conoscerli. Ma poi, con quei nomi.
Sono capaci, Jack e Lorenz, di sparpagliare tutto in terra e di sentirsi obbligati ad accusare gli altri delle loro malefatte, scandalizzandosi anche per il disordine che regna, proprio quel caos che loro hanno causato.
Ma che tipacci, Jack e Lorenz!

lunedì 6 gennaio 2014

Viva la maleducazione!

La separazione tra un qui e un là, tra un mio e un tuo, sta espresso nella maniera più completa nel reticolato. Non c'è niente di più simbolico, nella definizione dell'esclusione, che il filo spinato. Semplice, nella sua ideazione, rappresenta un elemento più psicologico che fisico. Infatti, non risulta impresa improba il suo scavalcamento: l'impedimento al superamento del filo spinato si inerpica dalla sua percezione sin sopra alla mente, diffondendosi nell'inconscio, per segnalare che il reticolato è un tabù. Non si può andare oltre, bisonga fermarsi davanti al suo perentorio invito: Via da qui!
E chi è troppo distratto, o poco reattivo difronte ai simboli, rischia di sentire sulla propria carne l'indicazione "qui non si passa". I ferri ritorti entrano nella carne di chi vi va a sbattere contro, e le ferite che essi lasciano istruiscono il malcapitato; non si scherza qui, colui che non capisce, capirà. L'importante è trovare il modo per educare e, purtroppo, assai diffuso è questo metodo.
Certe volte, viene da pensare che sarebbe meglio non essere educati.
Viva la maleducazione!

domenica 15 dicembre 2013

Vedere oltre


Unità di misura

Certe volte Tobia notava delle cose che, secondo lui, non potevano avere alcuna spiegazione razionale, dovevano per forza rientrare nell'ambito dei miracoli. Infatti, non riusciva a capacitarsi come potesse, dopo circa decenni, essere ancora in attività un negozio che vendeva quadri (non riusciva a dire opere d'arte, perché sentiva in questa espressione una specie di blasfemia, se applicata alla stantia attività di quella bottega). Le tele esposte, nel migliore dei casi, erano pessimi esemplari della produzione degli artisti estemporanei che, a piazza Navona, con qualche bomboletta di colore spray e qualche mascherina, producono un quadro sotto gli occhi del pubblico. Quel pubblico che li attornia mentre loro, in terra, armeggiano con i colori, inebriando gli astanti con i peggiori miasmi della chimica (sostanze nitro-sintetiche, poliacriliche ed epossidiche). E, alla fine della performance,  vendono la loro opera per cinque euro, salvo sconti. E in quella bottega si vedevano proprio dei prodotti simili, senza il vantaggio di vivere il momento creativo, con tanto di odore vero di quell'arte veloce, simbolo della fretta della nostra società. Un arte al secondo, al tanto al chilo, al corriamo verso il futuro. E quell'arte era lì in vendita, spaventosamente brutta, a cifre impressionanti. E Tobia si chiedeva: "Ma com'è possibile?". Doveva essere, e restare, un mistero.
Come un mistero, erano la caudità delle merci che si acquistano (nel centro commerciale, dal rivenditore di auto, dal venditore di elettrodomestici, ecc.). Tutto era funzionante a malapena, con trappole nascoste nelle procedure per richiedere assistenza, nel caso in cui si manifesti un problema. Infatti, sulla sua pelle aveva fatto l'esperienza che se si vuole, ad esempio, attivare la garanzia di una caldaia murale, bisognia chiamare un call-center alla modica cifra di qualche euro al minuto. Per Tobia, anche questa cosa era un mistero. Ed altri ne aveva inanellati, prima di capire, alfine, il segreto per comprendere questi misteri. L'illuminazione gli capitò per caso, vedendo un omino davanti ad un portone immenso: c'era troppa diversità tra l'altezza dell'uomo e quella della porta. Inizialmente, pensò che l'altezza del portone dipendeva dal fatto che quando fu costruito si usavano carrozze e cavalli come mezzi di locomozione e che la carrozza doveva entrare nei cortile di quei palazzi affinché gli illustri abitanti di quegli edifici potessero comodamente entrare nelle loro dimore. Ma, anche prendendo per veritiera questa ipotesi, il portone restava ancora troppo alto: Poi alla fine gli venne, come dicevo, la folgorazione: quei palazzi erano di un mondo parallelo che, inavvertitamente, si era scontrato con il nostro, fatto di una misura inferiore, e non solamente dal punto di vista quantitativo, ma anche da quello qualitativo. Ossia, noi abitiamo un  mondo non nostro, ma senza saperlo. Pensiamo all'arte, ma produciamo spazzatura che consideriamo eccelsa, scriviamo dei racconti, ma sono solamente delle elucubrazioni mentali. Perciò, Tobia, finalmente cosciente di questa verità, tornò a casa tutto rasserenato e si mise a scrivere racconti. E questo fu per qualcuno un grande mistero. Forse, per questo qualcuno, si trattava di capire che non viveva nel suo mondo, ma avrebbe avuto il tempo per scoprirlo.

mercoledì 23 ottobre 2013

... città...

Città vecchia o vecchia città: grande è la differenza tra queste due sequenze di parole. "Città vecchia" implica di per sé l'esistenza di una città nuova, la quale viene nobilitata dal fatto che il passato (ossia la storia e i ricordi di una comunità) permangono in un luogo preciso, che deve essere tutelato e curato, per permettere al futuro, al moderno (ossia alla città nuova) di espandersi e prosperare, senza il rischio di trasformarsi in un tragico e triste "Frankenstein". 
"Vecchia città" è una città senza futuro, una città che si avvia verso il proprio destino, ossia la morte. Già dall'odore, che emana dai muri sgretolati, si percepisce la sua inesorabile fine, il suo lento ma certo marcire. 

Raddrizzo la testa e annuso l'aria...

venerdì 16 agosto 2013

All'orizzonte

"Non si vedono", gridò Primo, mentre, con la mano destra di taglio sulla fronte per proteggere gli occhi dal sole battente, scrutava l'orizzonte. Poi, come se parlasse a se stesso, aggiunse: "Ma forse neanche oggi arriveranno". 
Secondo scrollò la testa, come per dire che era impossibile fare affidamento su certi tipi. Secondo non sopportava le approssimazioni, il disimpegno, lo spontaneismo di alcuni. Talvolta, durante le riunioni aveva espresso questo suo punto di vista, ma gli altri non riuscivano proprio a capire questa sua mania di codificare tutto, di rispettare una sorta di codice di comportamento, una "consequenzialità rispetto al progetto", come diceva spesso Secondo.
Anche Terzo condivideva il punto di vista di Secondo, ma pensava che i tempi non erano ancora maturi, forse più in là, quando le situazioni si sarebbero maggiormente chiarite, allora sì. 
Quarto, invece, se ne stava un po' in disparte e riuscì a malapena a capire quello che aveva detto Primo. Ma per lui non aveva molta importanza sentire quello che gli altri dicevano. La verità ce l'aveva tutta nel suo cappello con visiera, dal quale non si separava mai. Quarto era ben strano, diceva "a", ma voleva dire "z", ma se qualcuno gli faceva notare queste sue incongruenze, veniva da lui tacciato per uno sporco traditore, un infido rigurgito del passato. Succedeva, però, che dopo poco, Quarto esaltava il passato come punto di partenza per un nuovo cammino. E Quinto lo ascoltava con somma attenzione, ma immancabilmente il suo giudizio su ciò che percepiva dalle sparate verbali di Quarto, era che quel poveretto non stava granché bene e, secondo lui, non avrebbe fatto una bella fine.
Sesto si avvicinò al punto di avvistamento, aguzzò gli la vista  e gli sembrò di vedere qualcosa laggiù dove la terra si incontrava con il cielo. Forse erano loro che si avvicinavano, oppure era solamente l'abbaglio del sole. Forse... Ma nel dubbio era meglio tacere e non sollevare un vespaio con una notizia priva di ogni fondamento. Settimo e tutti gli altri dormivano, e Sesto sentì un po' di invidia per la loro capacità di non lasciarsi prendere dall'ansia del mancato arrivo degli altri. 
Intanto la sera si avvicinava e sembrava che portasse con sé anche le nuvole, domani sarebbe piovuto. L'estate stava per finire. Le foglie sarebbero cadute dagli alberi e... tutti i salmi sarebbero finiti in gloria.