sabato 1 dicembre 2012

Sentimenti 9

E' facile dire: "Scegli la tua strada". Il consiglio è facile da dare, basta parlare con un po' di prosopopea, ostentare, anche se fallacemente, di possedere il dono di sapere come vanno le cose del mondo e di non rendersi conto di essere a volte ridicolo. L'interlocutore, il più delle volte, è un giovane che non riesce a trovare una collocazione nell'ambito lavorativo oppure non sa quale facoltà universitaria scegliere. Il consiglio che gli viene elargito, anche se spessissimo neanche lo ha chiesto, lo colloca nella categoria di coloro che non sanno nulla della vita e che non hanno neanche la capacità di impegnarsi per comprenderla. Per coloro che danno il consiglio, questi giovani sono degli sfigati,  che non si impegnano e a volte pretendono delle cose (un lavoro, una prospettiva di vita, forse anche una casa, una formazione professionale e culturale adeguata, sì, adeguata al fatto di essere degli umani), senza neanche meritarsele.
Ma sarà così?
Posi questa domanda al capo, ed il capo, nella sua massima grandezza, mi disse: "Scegli la tua strada, tu sai la risposta". Mi fissò attentamente, come lui sa fare e poi aggiunse: " Stavo scherzando!". 
"Prova ad immaginare un binario ferroviario, su questo binario transiterà un treno e questo treno andrà in qualche posto. Ma tu, immaginando il binario, perderai di vista il resto e perciò non saprai nulla del treno, né da quale stazione è partito e in quali stazioni si fermerà e in quale stazione arriverà. Non sai nulla delle persone che si trovano su questo treno, tu vedi nella tua mente solamente un binario sul quale transitano treni di tutti i tipi. Ebbene, non è importante scegliere la strada, tutto dipende dal treno che si ha a disposizione. Adesso ti racconto una storiella, che purtroppo non nasce dalla mia fantasia ma è realmente accaduta alcuni giorni fa. Immagina un bar di periferia, davanti al bar ci sono un gruppo di persone, quasi tutti adulti. Una bambina di 6-7 anni inciampa, cade e sbatte il ginocchio. Il papà la soccorre, la prende in braccio, la bambina piange per il dolore. Inizia l'indagine sul reale danno al ginocchio: si tratta solo di una leggera escoriazione e limitata contusione. Il papà cerca di portare alla realtà il lamento della figlia. 'Ma che c.... piagni, nun ciai gnente! Dai, smetti de piange, che poi annamo a vede li cartoni animati'. La figlia non smette di piangere, interviene la nonna, che tenta di rincuorare la nipotina. Il figlio si intromette e dice: 'Mo sento quello che me dici tu che ciai esperienza, ma come c... pensi de falla smettere co' 'ste parole sdorcinate'. Poi interviene lo zio, con la divisa da operatore ecologico, che dipinge verbalmente un mondo da favola: 'Nun è gnente, mo passa. Poi annamo a compra li giocattoli, ti porto alle giostre, tutto è bello, fra poco è Natale', e così via, elencando mondi meravigliosi. Alla fine uno del gruppo si decide di andare in farmacia, che si trova proprio lì davanti, e di comprare una busta di ghiaccio sintetico, che si utilizza nelle contusioni. Mette la busta sul ginocchio della bambina, che evidentemente ne sente il beneficio e smette di piangere. Cosa voglio dire con questo breve racconto? C'è un grosso problema culturale, oggigiorno, in Italia. Mancano analisi stringenti sulla realtà e la maggior parte della gente preferisce o strillare (contro il fato, contro gli altri, contro la madre, ecc.) oppure fantasticare su mondi meravigliosi che stanno dietro l'angolo (basta farsi coraggio, stringere i denti, non essere troppo schizzinosi per raggiungerli). Invece, occorrerebbe avere cognizione dei problemi e saper utilizzare la materia grigia per poterli risolvere. Ma qui si tratta di averne le capacità, e dopo anni di lavaggi di cervelli attraverso la televisione, credo che occorrano decenni di lavoro minuzioso tra la gente, nuovi strumenti di analisi della società (e forse qui non ci sarebbe nulla da reinventare, ma solamente da riprendere), in pratica si tratterebbe di fare una rivoluzione culturale".
Con questa parola interrompemmo la nostra discussione, anche perché tutti i sistemi di controllo informatico sulle parole da tenere sotto controllo, iniziarono a trillare. 
Il capo disse, mentre scompariva: "Il Grande Fratello non è uno spettacolo televisivo, ma un sistema che impedisce a tutti di partire dalla stessa stazione prendendo lo stesso treno. Povera bambina, quante altre volte cadrà e piangerà".
    
               

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