"Ciao, come stai?", chiese Luigi a Bice, incontrandola lungo le scale del palazzo, mentre scendeva.
"Oh, che spavento!", rispose con un sospiro di sollievo, scoprendo che la voce che le aveva interrotto il filo dei pensieri era quella di Luigi, l'inquilino del piano di sopra. "Vai al lavoro così presto, oggi?". Appena detta questa frase, Bice arrossì, accorgendosi che forse era stata inopportuna con quella domanda, dimostrando che in linea di massima, lei sapeva molte cose sul conto di lui, come, ad esempio, a che ora abitualmente andava al lavoro.
"Eh, sì, cioè no, non vado a lavorare oggi, anzi, per qualche giorno non ci andrò. Ho preso un permesso di quattro giorni perché ho uno zio, giù al Sud, che non sta molto bene e considerando la sua età e gli acciacchi che lo perseguitano, rischio di non rivederlo più se aspetto ancora un po' di tempo prima di fargli visita".
"Ah", disse lei, come per dare l'assenso alle sue motivazioni per quel viaggio al Sud. Ma, realmente, di quello che aveva detto Luigi aveva in testa solamente un soffuso "bzzzzz, viaggio, bzzzzz, Sud, bzzzzz, zio, bzzzzz". In quei "bzzzzz" erano celati i pensieri di Bice su Luigi, sulla sua vita (ed anche su quella di Bice), su di loro due non più tanto giovani ma neanche tanto vecchi per essere definiti signori maturi, avendo lui circa 40 anni e lei qualche anno in meno (anche nei pensieri era restia a confessare la sua età!), sul fatto che erano i due unici single in un palazzo di famiglie con numerosa prole, sulla mancanza di coraggio di dirsi qualcosa che andasse al di là delle semplici frasi tra inquilini, ossia sul tempo, sull'amministratore (quel disgraziato!), sul tran tran quotidiano.
Bice era convinta che Luigi avesse degli interessi nei suoi confronti, o così le piaceva di credere. E su questa cosa, talvolta, fantasticava, arrivando a vedersi sposata e con figli accanto a lui "sul viale del tramonto". Ma ormai "il viale del tramonto" l'aveva quasi imboccato, ma senza Luigi e senza prole, e a giudicare dallo stato delle cose, tra breve sarebbe stato un azzardo pensare di mettere al mondo una creatura. Bice attendeva che Luigi facesse il primo passo, che le dicesse se potevano vedersi, qualche volta, se avesse voglia di uscire, se... sì, le solite cose che si fanno quando uno si deve conoscere, prima della conoscenza biblica. Bice era stata ben educata, e mai e poi mai avrebbe fatto il primo passo per conoscere un uomo, "mica era una di quelle", come giustamente diceva la sua mamma, santa donna.
"Eh, sì", controbbatté Luigi, che aveva voglia di districarsi da quella situazione. Bice le piaceva, ma ogni volta che la incontrava, sentiva una sorta di malessere in ogni parte del corpo. Nella penombra della sua casa, aveva spesso ascoltato la voce aggraziata di lei che canticchiava qualche canzoncina alla moda, oppure il ticchettio dei suoi tacchi che martellavano le scale quando usciva di casa. Forse le piaceva anche... sì, la trovava piacente... ma...
C'era un "ma". Luigi ancora si sentiva legato alla madre. La donna, la vedova Bellonci, era ormai morta da circa cinque anni, ma ancora esercitava un potere straordinario su quel suo unico figlio. Luigi non poteva pensare, "almeno per il momento", talvolta si diceva mentendosi, di intraprendere una relazione con una donna, stante il lutto recente. Questo si era detto appena morta la mamma, e tale era restato quel lutto, nonostante i 5 anni trascorsi: era sempre recente. Come poteva pensare di sostituire negli affetti quella santa donna di sua madre con un'altra? La madre aveva dedicato tutta la sua vita a lui, non risposandosi neanche, quando, ancora giovane, aveva perso il marito. Aveva lottato da sola contro la vita per garantire al "suo" Luigi la possibilità di avere una esistenza decente. Aveva lottato contro tutto e tutti, senza scrupoli, per dare al figlio una istruzione adeguata, e riuscendo a fare di lui un ottimo impiegato, bravo, diligente, coscienzioso, e innanzitutto, un figlio amorevole e riconoscente, avrebbe voluto anche aggiungere cittadino esemplare, ma questa affermazione le appariva troppo retorica.
Qualcuno, del vicinato, aveva sospettato che si rasentasse l'incesto tra i due, ma "l'amore di mamma" non ascolta le chiacchiere. Luigi aveva quasi costruito un monumento emotivo nel suo petto, dove si esaltava e si ricordava ogni istante la specchiata figura di madre e di donna della vedova Bellonci. Come trovare un posticino, lì nel suo petto, anche per un'altra donna, per una estranea?
"Allora, arrivederci e buon viaggio", disse Bice, mentre apriva la sua porta di casa.
"Grazie, arrivederci", rispose Luigi, scendendo l'ultima rampa.
Senz'altro non sarebbero mai volati da nessuna parte, nonostante avessero, metaforicamente, le ali. Ma ben sapevano, quando erano più sinceri con loro stessi, che il nido va cambiato ogni tanto perché altrimenti prende quel maledetto puzzo di cacca che ti resta appiccicato anche quando tenti di volare. Ma ormai...

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