Era difficile vederli, ma se si aveva intenzione di scovarli, potevi anche accorgerti della loro presenza. Erano sempre gli stessi quattro spettri, che si aggiravano per le vie del quartiere. Non è che si divertissero molto a bighellonare nelle vecchie viuzze, ma neanche si annoiavano. Si potrebbe dire che erano spettri allegri, di quelli sempre pronti a divertirsi alle spalle di qualche sempliciotto, ma senza cattiverie ecercando di limitare i danni al malcapitato. Per esempio, nascondevano l'auto a sor Amleto, quello della macelleria, quello che ci teneva tanto alla sua "Giulietta". E quello si affacciava dal negozio, e non la vedeva più lì parcheggiata vicino alla fontana. "Un'altra volta!", diceva a se stesso ad alta voce. "Ma chi è quer figlio... che se diverte a prenneme l'auto?". Si girava verso il suo lavorante, per scoprire una traccia di complicità nel suo sguardo, poi meditabondo gli diceva: "A Renato, sta 'n attimo qui, che vado a cercà la macchina". Si metteva, così, alla ricerca dell'auto sino a quando, quasi disperato, finiva al commissariato. Il brigadiere lo fissava con aria eloquente, mentre la vittima della burla entrava. Infatti, dopo la quinta volta che sor Amleto sporgeva denuncia di furto dell'auto e puntualmente la vetture si ritrovava al solito posto parcheggiata, ossia proprio vicino la fontana, in commissariato avevano pensato che sor Amleto era un tipo che amava bere, e quando si ubriacava vedeva i fantasmi. Ossia si inventava la realtà, sino a giungere ai fantomatici furti d'auto.
Lo facevano accomodare, come se si trattasse di un matto al quale bisognava accondiscendere per non farlo spazientire, compilavano la denuncia, lo rassicuravano specialmente quando il sor Amleto diceva loro che purtroppo un'altra volta qualcuno si stava divertendo alle sue spalle, ma la macchina era sparita. Quasi per scusarsi concludeva la denuncia, dicendo con un leggero sorrisetto sulle labbra: "Forse ce saranno li fantasmi, in piazza". Rideva Amleto, ma si stava convincendo che fosse proprio opera dei fantasmi questo poco divertente gioco che qualcuno ognitanto gli tirava.
Peggio, talvolta, andava a Giulio, il pizzicagnolo. Non si sa perché, ma alcune volte gli spettri entravano nel suo negozio e allora cominciavano a far cadere qualche bottiglia di olio oppure davano un colpetto al gomito di Giulio quando era alle prese con il taglio di un salame oppure di qualche prosciutto. Puntualmente, la conseguenza era una ferita a qualche dito e le preoccupanti lamentele della moglie, che gli diceva: "Ma vuoi stare attento, finirai per ammazzarti con quel coltellaccio".
Povera donna, pensava che il marito si stesse invecchiando, e quei tagli fossero solamente i segni tangibili di un rincoglionimento precoce. Invece, il figliastro di Giulio, altro pilastro del negozio, godeva sordidamente di tanta dabbenaggine. Senz'altro non era la riconoscenza, la caratteristica principale di questo giovane. Ma si sa, talvolta sono le persone più vicine a noi che ti colpiscono alle spalle.
Ma quello che soffriva maggiormente le incursioni degli spettri, era il mercante di mobili usati. Si narrava in giro, che aveva fatto una fortuna acquistando a due soldi mobili vecchi, rivendendoli poi a prezzi esagerati a qualche turista o riccone. Infatti, i venditori non si rendevano conto che quei "monumenti" ai tarli e alla polvere talvolta erano dei veri pezzi d'antiquariato. Quasi sempre l'ignoranza va a braccetto con la miseria, perché se sei povero hai poco tempo da dedicare alla formazione dello spirito. Ed il mercante questo lo sapeva bene, e perciò sfruttava al massimo "questi zoticoni", come lui li chiamava.
Sapendo che il suo punto debole era il denaro, gli spettri si divertivano a nasconderglielo nei cassetti di qualche mobile accatastato nel magazzino. Quando il mercante si accorgeva dell'ammanco, cominciava a quasi a sbavare e se la prendeva con tutti quelli che gli stavano intorno: parenti, lavoranti, clienti. Ma poi doveva calmarsi perché gli difettavano le prove e gli restava quel torbido sentimento che è il rancore, ma contro tutti, e perciò contro nessuno. E questa circostanza non faceva che aumentare a dismisura il suo odio verso il genere umano.
Di regola, i quattro spettri non tormentavano le donne, forse per una sorta di galanteria d'oltremondo, ma come ogni regola, c'era la sua eccezione. I tiri più pesanti e continuativi li dirigevano alla moglie del generale, e erano stati talmente "cattivelli" che la signora fu ricoverata per un lungo periodo presso una struttura psichiatrica. Infatti, quasi ogni giorno, passando presso l'abitazione della signora, le versavano della vernice rossa sulle mani mentre dormiva. La poveretta, appena sveglia, inorridiva alla vista di quel colore che le ricordava tanto il sangue. Il sangue degli innocenti, morti in ogni guerra, in ogni dove, e non visti con misericordia dagli occhi di chi volle, vuole e vorrà costruirsi una posizione sulle sofferenze altrui.
I quattro spettri, tutto sommato, si divertivano nelle vie del quartiere, specialmente da quando, decenni prima, avevano trovato in uno scantinato abbandonato delle pile di libri. La lettura era diventata un loro passatempo, un modo per evadere dall'eternità, ma ancora più efficace a questo scopo era riprodurre il mondo libresco nella realtà di quelle viuzze anguste: era la vittoria della fantasia, la rappresentazione della realtà partendo dall'irreale. Che mondo rovesciato! Ma, intanto, chi crede ancora agli spettri?
Lo facevano accomodare, come se si trattasse di un matto al quale bisognava accondiscendere per non farlo spazientire, compilavano la denuncia, lo rassicuravano specialmente quando il sor Amleto diceva loro che purtroppo un'altra volta qualcuno si stava divertendo alle sue spalle, ma la macchina era sparita. Quasi per scusarsi concludeva la denuncia, dicendo con un leggero sorrisetto sulle labbra: "Forse ce saranno li fantasmi, in piazza". Rideva Amleto, ma si stava convincendo che fosse proprio opera dei fantasmi questo poco divertente gioco che qualcuno ognitanto gli tirava.
Peggio, talvolta, andava a Giulio, il pizzicagnolo. Non si sa perché, ma alcune volte gli spettri entravano nel suo negozio e allora cominciavano a far cadere qualche bottiglia di olio oppure davano un colpetto al gomito di Giulio quando era alle prese con il taglio di un salame oppure di qualche prosciutto. Puntualmente, la conseguenza era una ferita a qualche dito e le preoccupanti lamentele della moglie, che gli diceva: "Ma vuoi stare attento, finirai per ammazzarti con quel coltellaccio".
Povera donna, pensava che il marito si stesse invecchiando, e quei tagli fossero solamente i segni tangibili di un rincoglionimento precoce. Invece, il figliastro di Giulio, altro pilastro del negozio, godeva sordidamente di tanta dabbenaggine. Senz'altro non era la riconoscenza, la caratteristica principale di questo giovane. Ma si sa, talvolta sono le persone più vicine a noi che ti colpiscono alle spalle.
Ma quello che soffriva maggiormente le incursioni degli spettri, era il mercante di mobili usati. Si narrava in giro, che aveva fatto una fortuna acquistando a due soldi mobili vecchi, rivendendoli poi a prezzi esagerati a qualche turista o riccone. Infatti, i venditori non si rendevano conto che quei "monumenti" ai tarli e alla polvere talvolta erano dei veri pezzi d'antiquariato. Quasi sempre l'ignoranza va a braccetto con la miseria, perché se sei povero hai poco tempo da dedicare alla formazione dello spirito. Ed il mercante questo lo sapeva bene, e perciò sfruttava al massimo "questi zoticoni", come lui li chiamava.
Sapendo che il suo punto debole era il denaro, gli spettri si divertivano a nasconderglielo nei cassetti di qualche mobile accatastato nel magazzino. Quando il mercante si accorgeva dell'ammanco, cominciava a quasi a sbavare e se la prendeva con tutti quelli che gli stavano intorno: parenti, lavoranti, clienti. Ma poi doveva calmarsi perché gli difettavano le prove e gli restava quel torbido sentimento che è il rancore, ma contro tutti, e perciò contro nessuno. E questa circostanza non faceva che aumentare a dismisura il suo odio verso il genere umano.
Di regola, i quattro spettri non tormentavano le donne, forse per una sorta di galanteria d'oltremondo, ma come ogni regola, c'era la sua eccezione. I tiri più pesanti e continuativi li dirigevano alla moglie del generale, e erano stati talmente "cattivelli" che la signora fu ricoverata per un lungo periodo presso una struttura psichiatrica. Infatti, quasi ogni giorno, passando presso l'abitazione della signora, le versavano della vernice rossa sulle mani mentre dormiva. La poveretta, appena sveglia, inorridiva alla vista di quel colore che le ricordava tanto il sangue. Il sangue degli innocenti, morti in ogni guerra, in ogni dove, e non visti con misericordia dagli occhi di chi volle, vuole e vorrà costruirsi una posizione sulle sofferenze altrui.
I quattro spettri, tutto sommato, si divertivano nelle vie del quartiere, specialmente da quando, decenni prima, avevano trovato in uno scantinato abbandonato delle pile di libri. La lettura era diventata un loro passatempo, un modo per evadere dall'eternità, ma ancora più efficace a questo scopo era riprodurre il mondo libresco nella realtà di quelle viuzze anguste: era la vittoria della fantasia, la rappresentazione della realtà partendo dall'irreale. Che mondo rovesciato! Ma, intanto, chi crede ancora agli spettri?

Nessun commento:
Posta un commento