giovedì 13 settembre 2012

Non svegliare il cane che dorme


"Ieri notte, un macello, che fracasso, Madonna mia, che paura", la signora Adelaide aveva ancora il terrore negli occhi. Parlava, parlava, parlava, era forse la decima volta che ripeteva con le stesse identiche parole quello che le era capitato durante la notte. Come al solito si era coricata, dopo aver recitato il rosario, verso le 20.30. Da quando era morto il signor Domenico, suo marito (e lei era rimasta sola nella grande casa al centro del paese), andava a letto sempre a quell'ora. Anche perché non c'era molto da fare in casa, vivendo praticamente solo nella spaziosa cucina e nella camera da letto, lasciando le altre quattro stanze in balia della polvere che si accumulava da anni. Forse qualcuno, troppo pignolo, direbbe che avrebbe potuto trascorrere meglio il tempo dedicandosi a rassettare di tanto in tanto la casa, ma la signora Adelaide non aveva più voglia di fare alcunché. E questo per lei era più che sufficiente per giustificarsi davanti a questi "critici" da strapazzo.
Allora, si diceva, che si era coricata assai presto, ma verso le due o le tre del mattino, un fracasso infernale l'aveva svegliata di soprassalto. Il cuore le andava a mille, tant'è che aveva pensato, preoccupata: "Se non mi calmo, ci resto stecchita!". Pregando la Madonna e tutti i santi, si era fatta coraggio e acceso l'abat jour, si era guardata intorno e non aveva visto nulla di insolito. "Forse il rumore proviene da fuori", si disse per convincersi che la sua vita poteva continuare a trascorrere nella solita routine. Spense la luce e provò a riaddormentarsi. Ma non c'era niente da fare, non riusciva più ad assopirsi. La sua mente cominciò a vagare nel passato, ai tempi dell'infanzia, a quando, adolescente, era ancora piena di speranze. Le tornarono in mente gli anni trascorsi con Domenico, le gioie e i dolori della vita di coppia, i figli, cresciuti e partiti per altre lidi, i nipoti visti qualche volta alle feste natalizie, quando la famiglia si riuniva per festeggiare lo stare insieme. Tutto sommato non poteva lamentarsi, fino allora aveva trascorso una vita tranquilla, senza troppi alti, ma neanche troppi bassi. Sì, in fin dei conti non poteva lamentarsi nei prossimi, forse pochi anni, che le restavano da vivere. Ma, comunque, c'era qualcosa che la infastidiva. Un pensiero che si nascondeva in qualche meandro del suo cervello, e che le dava un leggero malassere, come quando si ha quel piccolo mal di denti, che solo da lì a breve si manifesta appieno. Un fastidio intermittente, una presenza fastidiosa. Perciò decise di alzarsi e andare in cucina per farsi un buon caffè. 
Mentre sorseggiava il caldo liquido scuro, le venne in mente che forse tutto quel fracasso che l'aveva svegliata proveniva da qualche stanza chiusa. Si diresse verso quello che era stato il soggiorno, aprì la porta, accese la luce e si accorse che la libreria era venuta giù, quasi sbriciolandosi. In terra, tutti sparpagliati, i libri della loro vita, quei libri in cui avidamente avevano assorbito le esperienze e le storie di tanti scrittori, personaggi, eroi ed eroine. Storie di vite gettate o vissute, istruzioni per vivere e per essere felici, saggi su cui riflettere, imparare e poi dimenticare. 
Iniziò a raccoglierli, a spolverarli, a sfogliarli e ad accatastarli in un angolo della stanza, che intanto aveva spazzato. Ad un certo punto, tra i libri di poesie, alcuni saggi, romanzi e quant'altro, le capitò un suo diario, di tanti anni prima, che aveva quasi dimenticato di avere e che, evidentemente aveva nascosto così bene da occhi indiscreti, da non averlo più ritrovato. 
Lo sfogliò con curiosità, all'inizio, ma poi piano piano fu avvolta da mille sentimenti, dai ricordi, da cose dimenticate.

E solo fino a qui raccontò, ai vicini, ciò che l'aveva fatta scattare dal letto terrorizzata. Ciò che non disse, fu che in quelle pagine, c'era il ritratto di un'altra persona: lei e l'altra non coincidevano, era come se avesse trovato il suo doppio. E quest'altra persona l'affascinava e la preoccupava, era troppo diversa da lei. Ma il fascino era troppo forte, tanto forte che sentì che la sua vita dall'indomani sarebbe cambiata, sarebbe entrato nella sua testa un refolo di sana pazzia.  

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