C'erano una volta due cardi rinsecchiti, che quasi sempre discutevano animosamente in mezzo ad un campo. Dopo tanto strillare e imprecare, le loro voci si arrochivano, anche perché la loro età non era più quella di un giovane virgulto. Uno, con fare deciso, rimproverava all'altro di essersi messo troppo vicino, e così facendo non gli lasciava un minimo di spazio vitale. Ma l'altro, anche lui abbastanza esagitato, gli rispondeva che, anzi, doveva ringraziarlo perché, essendo così vicino, lo riparava dai raggi del sole delle ore pomeridiane. "Se non ci fossi io, chissà come sarebbe ridotta quella faccia grinzosa che ti ritrovi!".
Ma quell'altro, a cui non mancava la risposta pronta, di rimando: "Ah, così sarei io che dovrei ringraziarti? Ma se non ci fossi io a beccarmi tutta l'aria fredda del Nord, avresti da un pezzo la polmonite. Pensi che non ti senta, ogni sera appena cala un po' di umidità, tossire come un fumatore incallito?".
E così andavano avanti per ore e ore, per giorni e giorni. Arrivarono, addirittura, a scambiarsi offese ben più pesanti, del tipo: "Come tira un po' di vento, vai a destra e a manca. Che tipo volubile!". Oppure: "Se invece delle radici, avessi dei piedi, ti prenderei a calci tutti i giorni!". O anche: "Forse non sei neanche un cardo, senz'altro sei qualche scherzo della genetica".
Poi, improvvisamente, decisero che non potevano andare avanti così, anche perché intorno a loro avevano fatto terra bruciata. Le altre piante preferivano tenersi alla larga da tanto gridare ed imprecare. Così pensarono di affidarsi al giudizio di un terzo, raccontandogli la loro storia, ciascuno con la propria versione. Sì, avrebbero fatto così, per appianare, finalmente, le loro divergenze. Qualcuno avrebbe assegnato la ragione all'uno o all'altro. Ma ora, il problema, era trovare qualcuno. Come dicevamo, intorno a loro non c'era più alcuno, e in quel periodo dell'anno raramente si vedeva anima viva in mezzo ai campi. Sì, talvolta passava velocissimo un calabrone, il quale, però, neanche si accorgeva che veniva chiamato dai due cardi, tanto era la velocità e il rumore delle sue ali. Oppure svolazzava una farfalla, che come un ubriaco, andava su e giù, poi a destra e a sinistra, e pareva talmente svampita, che i due si guardavano bene di mettere il proprio destino nelle mani di quell'essere tanto leggero.
Quando ormai avevano perso ogni speranza di redimere la loro diatriba, ecco che videro giungere da molto lontano un bambino. Fischiettava, mentre, quasi zompettando, se ne andava lungo la via. Portava con sé un ombrello perché le nere nuvole in alto nel cielo avvisavano che da lì a poco sarebbe venuto giù un bell'acquazzone. Chissà perché, ma quel bambino felice, che se ne andava per i campi, facendo roteare il suo ombrellino chiuso, diede loro una grande fiducia. "Sì, potrebbe essere il nostro giudice", dissero quasi all'unisono. Il bambino si avvicinò e quando era abbastanza vicino, da essere interpellato dai due cardi, li colpì, così per gioco, con il suo ombrellino, recidendoli di netto. E senza interrompere il suo saltellare felice, né il fischiettare, continuò per la sua strada, guardando il cielo e rotando l'ombrellino.
Non so se vi possa essere una morale, ma forse potremmo trarre comunque qualche insegnamento da questa breve storia. Per esempio, che è sempre meglio non litigare per delle sciocchezze, specialmente se sei piantato in terra con le radici. E, innanzitutto, è sbagliatissimo affidare la soluzione dei propri problemi a degli sconosciuti, per di più se essi sono solo dei bambini con un ombrellino.
Ma quell'altro, a cui non mancava la risposta pronta, di rimando: "Ah, così sarei io che dovrei ringraziarti? Ma se non ci fossi io a beccarmi tutta l'aria fredda del Nord, avresti da un pezzo la polmonite. Pensi che non ti senta, ogni sera appena cala un po' di umidità, tossire come un fumatore incallito?".
E così andavano avanti per ore e ore, per giorni e giorni. Arrivarono, addirittura, a scambiarsi offese ben più pesanti, del tipo: "Come tira un po' di vento, vai a destra e a manca. Che tipo volubile!". Oppure: "Se invece delle radici, avessi dei piedi, ti prenderei a calci tutti i giorni!". O anche: "Forse non sei neanche un cardo, senz'altro sei qualche scherzo della genetica".
Poi, improvvisamente, decisero che non potevano andare avanti così, anche perché intorno a loro avevano fatto terra bruciata. Le altre piante preferivano tenersi alla larga da tanto gridare ed imprecare. Così pensarono di affidarsi al giudizio di un terzo, raccontandogli la loro storia, ciascuno con la propria versione. Sì, avrebbero fatto così, per appianare, finalmente, le loro divergenze. Qualcuno avrebbe assegnato la ragione all'uno o all'altro. Ma ora, il problema, era trovare qualcuno. Come dicevamo, intorno a loro non c'era più alcuno, e in quel periodo dell'anno raramente si vedeva anima viva in mezzo ai campi. Sì, talvolta passava velocissimo un calabrone, il quale, però, neanche si accorgeva che veniva chiamato dai due cardi, tanto era la velocità e il rumore delle sue ali. Oppure svolazzava una farfalla, che come un ubriaco, andava su e giù, poi a destra e a sinistra, e pareva talmente svampita, che i due si guardavano bene di mettere il proprio destino nelle mani di quell'essere tanto leggero.
Quando ormai avevano perso ogni speranza di redimere la loro diatriba, ecco che videro giungere da molto lontano un bambino. Fischiettava, mentre, quasi zompettando, se ne andava lungo la via. Portava con sé un ombrello perché le nere nuvole in alto nel cielo avvisavano che da lì a poco sarebbe venuto giù un bell'acquazzone. Chissà perché, ma quel bambino felice, che se ne andava per i campi, facendo roteare il suo ombrellino chiuso, diede loro una grande fiducia. "Sì, potrebbe essere il nostro giudice", dissero quasi all'unisono. Il bambino si avvicinò e quando era abbastanza vicino, da essere interpellato dai due cardi, li colpì, così per gioco, con il suo ombrellino, recidendoli di netto. E senza interrompere il suo saltellare felice, né il fischiettare, continuò per la sua strada, guardando il cielo e rotando l'ombrellino.
Non so se vi possa essere una morale, ma forse potremmo trarre comunque qualche insegnamento da questa breve storia. Per esempio, che è sempre meglio non litigare per delle sciocchezze, specialmente se sei piantato in terra con le radici. E, innanzitutto, è sbagliatissimo affidare la soluzione dei propri problemi a degli sconosciuti, per di più se essi sono solo dei bambini con un ombrellino.

Fra i due litiganti , il terzo gode.
RispondiEliminaE se vuoi proprio litigare, almeno non ti distrarre, devi essere sempre pronto a tirar giù la testa.
Elimina"Colpo basso?". Ich habe nicht verstanden, oder...
RispondiEliminaMan muss springen, vielleicht