lunedì 17 settembre 2012

La perfezione è troppo semplice

Era tutto perfetto: una spiaggia quasi incontaminata, un'aria frizzante e pulita, delle cabine immacolate. Tutto era perfetto nello stabilimento balneare "Bagni Cavalluccio Marino". 125 cabine, 300 sdraio e 300 ombrelloni, un bar e un chioschetto, un ristorante, 6 docce fredde e 4 anche con l'acqua calda, 4 bagnini, 8 inservienti, Nicola (il proprietario) in giro a controllare e a dirigere ogni tipo di lavoro e Luisa, la moglie, alla cassa, insieme alla sorella Francesca.
La loro vita era, finalmente, incanalando verso il benessere, la sicurezza economica, oserei dire, verso la ricchezza. I tempi dell'incertezza erano alle spalle, spariti,  insieme alla zia Maria. Sì, perché anni prima, improvvisamente, la zia di Nicola era scomparsa. Andarono al commissariato di zona per denunciare il fatto: la signorina Maria era uscita di casa la mattina, per raggiungere il centro a fare delle compere, e non era tornato neanche all'ora di cena. Avevano aspettato sino alle 22, sconvolti dall'ansia, perché la donna non era tipo da trascorrere la notte fuori casa. All'età di 50 anni, ancora signorina e con pochi grilli per la testa, Maria non era tipo da avventura con qualche sconosciuto. Infatti, si poteva dire, che le uniche persone che ancora frequentava, dopo aver liquidato la sua redditizia attività da commerciante, erano Nicola e sua moglie Luisa, i quali aveva ospitato nella sua grande casa, non avendo altri parenti all'infuori di quel nipote e di sua moglie, e che, oltretutto, non se la passavano neanche tanto bene. 
 La polizia iniziò le indagini, ma sembrava che la donna fosse svanita nel nulla. Alcuni vicini si ricordarono di averla vista nella via, che si dirigeva verso la fermata dell'autobus diretto al centro; furono sentiti dalla polizia anche i bigliettai, i quali la mattina avevano lavorato su quella linea. Uno di loro si ricordò, ma non ne aveva la certezza, di una signora, somigliante alla zia Maria, scendere al capolinea. Ma a quel punto, le indagini si bloccarono. Nessuno sapeva dire cosa le fosse capitato. Molte furono le voci intorno a questa storia: si andava, dalla fuga passionale, all'uccisione da parte di un bruto, alla perdita di memoria, alla caduta accidentale nel fiume e relativo accidentale affogamento, sino all'omicidio "in famiglia". Tutto e nulla era possibile, ma la verità sulla sua scomparsa era avvolta da un fitto mistero. 
La zia aveva lasciato soldi e gioielli, oltre a tre case e qualche pezzo di terreno in campagna. Tutte queste cose sarebbero andate a Nicola, in quanto unico erede. All'inizio, qualcuno del commissariato, pensò che dietro questa scomparsa, poteva esserci qualche fattaccio di eredità del tipo: "nipote squattrinato ammazza ricca zia". Ma le indagine su questo versante non portarono a nulla. C'era il movente, ma mancavano il cadavere, l'arma del delitto e l'ora dell'omicidio. Il nipote, quel giorno, aveva lavoricchiato come rappresentante di lucidi da scarpe e, girando in lungo e in largo la città con la sua vecchia auto, avrebbe anche potuto in quattro e quattr'otto ammazzare la zia e occultarla in qualche posto. Ma dove? Ad escludere questa pista, fu la testimonianza di un cassiere del bar della stazione. Si ricordava di aver visto una signora, molto simile alla scomparsa, in compagnia di un uomo alto, con i capelli castano chiari e lisci, che, dopo esser usciti dal negozio, si dirigevano verso i binari. 
Si dedusse, che la signora era partita, forse in compagnia di questo signore, la cui descrizione fisica non corrispondeva minimamente a quella del nipote. Perciò restava solamente da capire, se la donna avesse preso volontariamente o meno il treno. Ma chi lascia tante proprietà trasferendosi? Senz'altro la signora era stata rapita: ma con quale scopo? Nessuno aveva chiesto riscatti, perciò...
I familiari non vollero pensare mai al peggio, dicendosi convinti che prima o poi la loro zia si sarebbe fatta rivedere. Intanto, il nipote fu nominato amministratore dei beni della donna e piano piano le sorti economiche della coppia mutarono. Ormai aveva credito, e le banche furono disposte a finanziare anche l'acquisto dei "Bagni Cavalluccio Marino". Tutto andava bene, tutto era perfetto.
Trascorsero gli anni e la zia non si fece più viva, perciò fu dichiarata morta e Nicola ereditò tutti gli averi della zia. L'attività commerciale andava a gonfie vele e l'eredità non fece che rimpinguare ulteriormente il patrimonio di Nicola e Luisa. Erano trascorsi anche anni dal loro matrimonio e non avevano ancora figli. Ma nonostante la mancanza di bambini sembravano sereni. Solo qualche volta, si sentivano come dei lamenti provenienti dal loro grande appartamento, che prima era stato della zia. Erano dei lamenti incomprensibili, come se fosse una persona muta a lamentarsi. Ma erano talmente brevi e sporadici, che si pensò che dipendesse dalle tubature dell'acqua, ormai vecchie. 
Tutto era perfetto nella vita di Nicola e Luisa, anche se erano invecchiati, e di molto, dopo la scomparsa della donna.  
Tutto sembrava perfetto nella loro vita, ma tutta l'apparenza svanì quando i vigili del fuoco furono costretti a buttare giù la porta della loro casa, chiamati dagli inquilini degli appartamenti vicini, infastiditi da un tremendo puzzo di carogna. I vigili trovarono, disteso su di un letto, imbavagliato e legato, il corpo senza vita di una vecchia; mentre in cucina, stesi a terra, i cadaveri di Nicola e Luisa, che, si seppe dopo, si erano suicidati con il veleno.
Tutto era così perfetto.   

1 commento:

  1. Auch hinter einer noch so perfekten Fassade kann sich eine Tragödie verbergen.

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