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| Foto di Petra Kurz |
Nella vita non si impara mai a sufficienza: guardate me, in questo momento, mentre penzolo, appeso ad un albero, all'altezza di una quindicina di metri dal suolo. I lanci con il paracadute sono routine per me, sono circa settant'anni che mi butto nel vuoto. Prendo il solito aereo, quello che va dall'emisfero destro a quello sinistro del mio cervello ed a un certo punto mi scaravento fuori. Finora non era mai accaduto nulla, sì, talvolta ho rischiato di dare una risposta non appropriata, oppure di commettere una gaffe, o di prendere delle decisioni sbagliate ma prontamente, grazie al mio fisico atletico (nonostante l'età), con una giravolta riuscivo a ricadere in piedi. Neanche un graffio, solo un leggero rossore in volto, che non veniva neanche percepito. Per me, quindi, non c'era proprio nulla da imparare, come dicevo, sempre la solita routine. Ma oggi qualcosa non è andato per il verso giusto. C'è chi dirà che forse ultimamente ho fatto uso di droghe o di alcolici, ma sono costretto a contraddirli: mai consumato quelle cose, sono sempre così al naturale. Eppure oggi, non ero il solito, me lo sentivo che sarei incappato in qualche errore: una parola di troppo, oppure troppa sicurezza nel dialogo, un fraintendimento non chiarito, oppure un doppio o triplo gioco non riuscito ed ora sono qui in questo groviglio di rami e aspetto. Cosa? Aspetto che finisca la nottata, per ricominciare con i consueti giochi, sperando che la "Comare secca" non si decida a togliermi di mezzo prima che possa riorganizzare un altro bel viaggio.

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