venerdì 21 settembre 2012

Una mantide misericordiosa

Ogni mattina che mandava il buon Dio, se ne andava in giro per ore nella città, facendo quasi sempre un percorso diverso, ma finendo, puntualmente verso mezzogiorno, al grande magazzino "Spendimeglioepoco". Lì aveva lavorato per molti anni sua moglie, sino a quando era stata licenziata con l'accusa di aver rubato una confezione di tonno. Dopo aver subito il processo per furto e condannata, anche se non aveva mai commesso ciò di cui era stata accusata, nel giro di qualche mese morì. Un infarto, disse il medico. Ma Franco, suo marito, sapeva esattamente il nome della malattia: ingiustizia. E allora Franco cercò un suo modo per pareggiare i conti con chi aveva causato la morte di sua moglie.
Pensò che l'unico sistema per colpirli, senza far scorrere il sangue, era far loro perdere quello a cui tenevano maggiormente: i soldi. Perciò, erano anni che chiudeva il suo giro quotidiano borseggiando il grande magazzino e, per rendere il danno ancor maggiore, talvolta si cimentava ad abbassare i prezzi dei prodotti. Decideva che per quel giorno avrebbe "promosso" un certo articolo ed allora, con una prezzatrice che "aveva preso in prestito" proprio dal luogo delle sue scorribande, ribassava il suo costo anche del 50%. 
I primi tempi aveva sentito la tensione che dallo stomaco gli giungeva sino alle tempie, il pulsare delle vene gli rimbombava nella testa. Avvertiva persino dei brividi gelati alla schiena. Ma adesso, dopo tanta esperienza accumulata, per lui era come ballare: con movimenti armonici si spostava da uno scaffale ad un altro, prendeva un profumo, oppure un libro, o qualsiasi altro oggetto, che venivano quasi assorbiti dal suo corpo.  "Oplà, adesso c'è, ed ora non c'è più".
Poi passava in altre corsie, e lì abbassa i prezzi. Il suo incedere, quasi ballando, sembrava il movimento di un ragno. Si fermava, si girava, stendeva una gamba in avanti, restando poi quasi in equilibrio su di essa, e improvvisamente uno scatto in avanti, verso lo scaffale, la testa girata per controllare l'eventuale arrivo di qualche vigilante e, poi, le sue mani, rapide, afferravano la preda. Con calma, si guardava nuovamente intorno e rimprendeva il movimento.
Spesso regalava il suo bottino a qualche amico o conoscente del palazzo, e uno dei beneficiati principali era senz'altro sora Assunta, la portiera dello stabile. Tutti lo consideravano un grande generoso, e in fin dei conti lo era, anche se faceva i regali con le tasche degli altri. Ma Franco non se ne preoccupava molto di questo aspetto, era moralismo d'accatto per lui. 
Chi, invece si preoccupava, ma delle perdite subite, era il direttore del grande magazzino. Oltre all'aumento vertiginoso del volume di oggetti taccheggiati, c'era una grande confusione nella gestione dei prezzi. 
Inizialmente, pensò che si trattasse di qualche lavoratore del magazzino che lo stava boicottando. Così richiese all'agenzia di vigilanza qualche "segugio" di provata capacità. Il responsabile le spedì il suo migliore scovatore di taccheggiatori: la signora Angela. Non aveva soltanto un nome così rassicurante, ma anche il suo aspetto fisico sembra tale da non potere arrecare danno ad alcuno, anzi la sua sola presenza avrebbe potuto determinare un clima di pace e felicità. Una bella signora, sui quarant'anni, con occhi azzurri e una lunga chioma bionda...  Ma non era così quando vestiva i panni della sorvegliante. Era difficile sfuggire ai suoi appostamenti, con il suo fare svagato e pieno di simpatia, riusciva a scovare anche il più abile taccheggiatore. 
Comunque, dopo una settimana di lavoro ininterrotto nel grande magazzino, non era ancora riuscita a scovare i responsabili di tanti furti. A quel punto, pensò che forse stava guardando verso la parte sbagliata. Senz'altro, non dovevano essere i dipendenti i responsabili di tutti gli episodi criminosi, doveva essere qualcuno che veniva dall'esterno. 
Il decimo giorno di lavoro ebbe la sensazione di avere assistito a qualcosa di sospetto. Come se un'ombra, nella corsia dei libri, avesse fatto un movimento impercettibile verso una pila di best seller, che improvvisamente e impercettibilmente era diminuita in altezza. Ma l'ombra era sparita appena Angela aveva cercato di focalizzare ciò che il suo cervello aveva percepito. "Finalmente individuato!", le risuonò nella sua testa, mentre un sorriso si disegnava, leggermente, sul viso glaciale della "Bounty Killer"
Anche  Franco aveva percepito la presenza di questa bella signora, troppo svagata nei modi, ma che nel contempo emanava una carica di energia inaspettata in una cliente qualsiasi, in un grande magazzino qualsiasi, in una cittadina qualsiasi. 
Dopo due giorni, si erano riconosciuti: preda e cacciatrice. Il ballo divenne sempre più lento e avvincente, specialmente perché da una parte si mettava in gioco la vita e dall'altra l'orgoglio dell'amazzone spietata. Si guardavano negli occhi con attenzione, quando si incrociavano. Alla fine arrivarono anche quasi a salutarsi, scambiandosi un impercettibile segno con la testa. Come dire "Salve, so chi sei, non me la farai!". 
Ma un giorno, accadde quello che doveva prima o poi accadere. Franco si distrasse, pensando agli occhi azzurri di Angela, al suo bel viso, ai capelli... e l'orologio che aveva afferrato se lo infilò nella tasca del cappotto mentre passava proprio la bella sorvegliante. Angela non aprì bocca, afferrò solamente Franco per un braccio e con una morsa, che non corrispondeva al suo aspetto di dolce signora, lo raggelò. Franco si fermò, poi piano si voltò verso di lei, che lo guardava con occhi glaciali, e la fissò muto, capì allora che forse l'avrebbe anche potuta amare, ma tra preda e cacciatrice non sono ammessi tali sentimenti. Anche Angela lo fissò intensamente e lesse i suoi pensieri, e si accorse che anche lei si era abituata a quella figura imprendibile, comprese la sua solitudine e tristezza, ma anche l'energia pronta a delle battaglie impossibili. Gli piacque e con semplicità gli disse: "Saprebbe indicarmi dove posso trovare sciarpe da uomo, sa, è un regalo per mio padre". 

Non sappiamo come andò a finire tra Franco e Angela, né se trovarono un modo per continuare il discorso che avevano iniziato in modo così poco ortodosso. Ma di cosa siamo certi, è che talvolta i nomi corrispondono alla sostanza (omen nomen), ma siamo anche certi che non è sempre così, perciò fate attenzione quando andate i giro per il mondo, specialmente se avete intenzione di appropriarvi di orologi che non sono vostri.

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