Dal cortile vengono su le voci gridanti dei bambini, che giocano, insieme al rumore della strada: clacson, motori, frenate. Ma non sono voci festose, quelle dei bambini: c'è in loro aggressività, la stessa aggressività della strada. Mi vengono in mente le giornate di giugno, quando anche io, bambino, appena terminata la scuola riconquistavo le vacanze estive nell'ozio degli impolverati stradoni della periferia romana, oppure nella Ostia degli stabilimenti balneari. Anche i giochi di allora erano carichi di violenza e di sopraffazione: ogni divertimento era l'occasione per misurarci, per competere, per imitare la vita dei grandi. Ma allora, almeno mi sembra, era tutta un’altra cosa l’adolescenza.
Gli scampoli di prato costituivano ancora pezzi vivi di agro romano; a pochi metri dalla strada potevi vedere le pecore brucare l'erba, sorvegliate dai cani bianco-sporco del pastore, le lucertole si potevano trasformare in serpi, le casematte della II scempiaggine mondiale, rifugio di cacate e delle prime fumate di Esportazioni trafugate ai padri durante la loro pennichella pomeridiana, diventavano spazi per esercitare i languidi e puri amori di mezz'ora che sarebbero durati, nei ricordi, un'eternità. I sapori e i profumi di Adele, Luciana, Fiorella, Stefania così strani e selvaggi come l'erba del pratone; le loro braccia e le gambe, sbucciate e sporche di fango dopo le corse per il nascondino, tali e quali alle mie, avevano però una leggerezza e delicatezza diverse dai miei arti ossuti. Gli unici rumori, oltre a quelli delle voci delle donne che chiamavano quasi ad intermittenza i propri figli, che dominavano l'aria calda e polverosa delle strade vicino alla mia casa, erano di noi ragazzini, alla continua ricerca di noi stessi. Le targhe delle auto erano ferme al “Roma 900...”, e la Giulia 1300 Super era la macchina dei macellai e dei "papponi".
Ed il mare era ai confini del Mondo, in quella lontana Ostia che rappresentava l'ultima stazione di un treno diretto verso la "Modernità". Da quel mare partirono i miei parenti per fare fortuna, ed erano anche ritornati con tante storie e pochi soldi.
L'ultima stazione: dall'altra parte c'era ancora un mondo nuovo, che da lì a breve avremmo avuto anche qui da noi, anche senza volerlo, quell'effimero sapore di ricchezza senza sforzi, in cui l'effimero non sarebbe neanche stato divertente, con il suo carico di droga e violenza.

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