"Scendere per poter risalire". Aveva ascoltato questa frase alla radio, durante una trasmissione (chissà quale), di una emittente (che nome aveva?), dove due (forse) intervistati rispondevano ad alcune domande del solito giovanil-vegliardo-simpatico-patinato conduttore. Anche gli intervistati dovevano essere della stessa pasta, perché Patrizio, mentre lavava i piatti della cena della sera precedente, si era detto tra sé: "Che roba? Ma senti come gracchia con quella vocetta da saputello, tutto ammiccamenti e citazioni! Chissà che faccia da stronzo avrà!". E sì, Patrizio certe volte è eccessivo quando si innervosisce, e negli ultimi tempi era spesso nervoso. Perché era nervoso? Non è importante ai fini del nostro racconto, ma potremmo dire che era in quella nicchia di precari del nuovo Occidente che attualmente assomiglia tanto ad un paese senza speranze, dal momento che anche le speranze costano.
Ma questa è un'altra storia. La nostra, oseremmo dire, è meno prosaica, vola ad altezze da vertigine e vuole avere una funzione formativa. Specialmente ora, in cui nessuno forma o si forma, oppure si in/forma. Ma questa è ancora un'altra storia.
Torniamo a Patrizio e alle sue riflessioni sulla frase ascoltata distrattamente alla radio, in un giorno di pioggia (questo non l'avevo detto), mentre lavava i piatti della cena (questo già lo sapevamo). Era incazzato, e questo, anche se per grandi linee, era noto, ma a un certo punto gli entrò in testa quella frase. La trasmissione continuava con il tubare delle vocette "tanto l'ora". Patrizio, che già non li seguiva prima, a quel punto era quasi in uno stato di estasi. Quella frase lo aveva illuminato, "Scendere per poter risalire", lo aveva avvolto di significati e di idee, che gli tamburellavano in testa come le gocce sul vetro della finestra.
Non era una speranza, neanche un ossimoro, era un teorema algebrico: "se x scende e nel tempo t tocca il fondo, se mantiene invariata la forza, non potrà che risalire". Ecco dove era il mistero e il fascino della frase: il mantenimento della forza. Si può anche scendere, ma per risalire si deve mantenere la forza. E allora Patrizio ebbe una nuova folgorazione: "Non bisogna disperdere la forza".
"Ma per non disperdere la forza, occorre l'unità", gli venne quasi spontaneo di pensare. In quel preciso momento, con le mani immerse nel liquido marroncino, tiepido e con qualche bollicina di un sapone per piatti esausto contro l'unto dei piatti, Patrizio aveva fatto un grande passo verso il Cielo: Unità. L'altro passo sarebbe stato, senz'altro, che Uno è Tutto e Tutto è Uno. E poi...
Ma questa è un'altra storia, ve la racconteremo in seguito.

Ist das auf dem Foto der Brunnen in Orvieto?
RispondiEliminaegbert
Ja, gut. Das Bild ist Orvietos Brunnen, er heißt "Pozzo di San Patrizio".
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