mercoledì 24 ottobre 2012

Telepatia

"Hai una mente malata", disse Cinzia al suo spasimante, mentre gettava in terra l'ultimo regalo che lui le aveva donato. Un vecchio pitone di piume fucsia, eredità della vecchia nonna che aveva lavorato presso un cafè chantant... 


"Non va, non va", si lamentava Enrico. "Oggi non ho alcuna idea accettabile da pubblicare. Dovrò smettere di scrivere queste scempiaggini". Enrico era veramente addolorato a causa di questa mancanza di ispirazione, che lui sperava momentanea. Inavvertitamente, pigiò il tasto sbagliato, ed invece di memorizzare ciò che aveva appena scritto lo pubblicò sul blog.
Il giorno successivo, appena "entrò" nel suo blog, si accorse del marchiano errore che aveva commesso; ma il suo errore non era passato inosservato. Infatti, quando aprì la posta elettronica, si accorse che altri utenti della rete avevano notato la cosa e inviato una email per chiedergli lumi sul significato del post. Ma tra queste ce n'era una che non comprese immediatamente. Essa testualmente diceva: "Se è fucsia me lo dovresti restituire, perché sarebbe l'eredità della nonna. Per me è un ricordo. Contattami al più presto". Enrico rimase perplesso per questo testo per lui incomprensibile e pensò, inizialmente, a uno scherzo, anche abbastanza sciocco, di qualche buontempone.
Riprese il post per continuarlo, od eventualmente per modificarlo; ma non gli venivano idee in testa: "Ma chi è questa Cinzia? E, inoltre, chi si metterebbe al collo un pitone di piume fucsia, ma per di più, chi oserebbe regalarlo? E poi, che mestiere doveva fare la nonna del donatore in un cafè chantant con il pitone di color fucsia al collo?". 


Come continuando il filo dei pensieri, provò a sviluppare il suo racconto.

"Non osare mai più di gettare in terra un mio regalo, Cinzia", fece l'uomo, molto adirato. "Guai a te se osi darmi ancora del matto"
Cinzia, per niente preoccupata, lo guardò con un sorrisetto di commiserazione sulle labbra, si infilò il cappotto e si diresse verso l'uscita, aprì la porta e la sbatté con forza dietro di sé...

"E ora, come continuo", pensò Enrico. "Come si chiama l'uomo? La scena si è svolta in casa, oppure in qualche locale? In quale città ci troviamo? E la stagione? Sì, la stagione è sempre importante in un racconto di... sì, di che genere... Amore? Un giallo? Oppure un racconto di spie... Boh! Che periodo sto attraversando". Così si compativa Enrico, mentre tra una sigaretta e l'altra cercava di trovare il bandolo di una matassa che non sapeva neanche di che materia fosse fatta. 
Andò nuovamente alla sua casella di posta elettronica e con sorpresa si accorse che c'era una nuova email di quello strano tipo che gli aveva chiesto, sempre tramite email, una cosa che per Enrico era solamente il parto della sua fantasia, ultimamente neanche tanto prolifica.
L'email diceva: "Ti ho avvertito con molta cortesia di restituirmi ciò che è mio, forse dovrò essere più convincente e meno gentile. Se non mi contatti subito, tra mezz'ora ti brucerò l'auto". 
Enrico rimase per qualche secondo senza respirare, il battito del cuore era accelerato vertiginosamente. Pensava, a questo punto, di trovarsi difronte ad un emerito cretino, che si divertiva mandando delle email di minaccia a persone che neanche conosceva. Sì, Enrico era convinto che quel tizio neanche lo conosceva, ma la sua sicurezza fu mandata in fumo (se così si può dire) dalle fiamme che baluginavano davanti alla sua finestra, proprio dove era parcheggiata la sua auto. 

Vigili del fuoco, polizia, curiosi e tanto altro entrarono nella sua vita, abbastanza tranquilla. Domande e risposte, sguardi di terrore e di curiosità e di professionalità. Alla fine, tacendo Enrico la storia delle email, alla quale neanche lui credeva molto e chissà quale appiglio investigativo avrebbe potuto trovare la polizia, tutto fu derubricato nel solito atto di teppismo.
Enrico provò subito a rientrare nella sua routine quotidiana, prendendo nuovamente quel malefico raccontino. Aprì il post e appena stava per scrivere, squillò il telefono: "Ti avevo avvertito, non scherzo mai", una voce eccitata lo investì prima che potesse dire "pronto". Enrico si riprese dalla sorpresa e d'impulso disse: "Ma tu sei matto", dall'altra parte della cornetta una voce irosa gridava: "Non osare più chiamarmi matto, altrimenti fai una brutta fine, lo sai che non scherzo, non ci provare mai  più" e continuò su questo tono senza sosta e le grida si facevano sempre più minacciose e violente. Enrico, quasi senza accorgersene, continuò a scrivere il suo racconto.

Cinzia, dopo aver pensato un attimo alle sue minacce, riaprì la porta, guardò in faccia l'uomo che ancora inveiva contro di lei, tirò fuori la pistola e gli sparò in fronte...

Dalla cornetta si udì uno schioppo sordo e un tonfo: l'uomo non gridava più. Ad un certo punto, Enrico sentì la voce di una donna che gli disse: "Puoi stare tranquillo, questo matto non darà più fastidio a nessuno".
Dopodichè, Enrico sentì che il telefono veniva riattaccato. Non aveva pensieri in testa, spense il pc e se ne andò a dormire, ma non vi riuscì.   

  
         

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