lunedì 15 ottobre 2012

Dubbi

Il 13 porta fortuna oppure è un numero sfortunato? Questo è un dilemma che spesso mi è venuto  in mente. Da diversi anni, ormai, all'improvviso mi "fiorisce" nella testa questa idea: il 13 sarà o no un numero portafortuna? Mi rendo conto che ci sono ben altri e più importanti problemi da affrontare per discernere il senso della vita, ma evidentemente ognuno è il frutto delle sue idee ed io mi accontento di quelle piccole e misere per sopravvivere. 
La prima volta che ebbi questo dilemma fu circa 60 anni fa, quando giovane, ma non imberbe, presi possesso della casa in cui ancora abito. Essa si trova, come allora, al civico 13. La comprai per pochi soldi, quelli ereditati da mia zia. Fu un vero affare, i proprietari avevano bisogno di liquidi per sistemare le finanze del loro commercio, che non andava troppo bene. Quando firmai il contratto di acquisto pensai, dubbioso: "Farò bene ad andare ad abitare in una casa che ha come numero civico il 13?". Non ero particolarmente superstizioso, ma trovai naturale pormi questa domanda, la quale mi accompagnò spesso nel corso della vita.  
Come dicevo, vivo nella casa che acquistai 60 anni fa, e da allora vi abito da solo. Infatti, nonostante che conobbi "biblicamente" diverse donne, non volli mai sposarmi. Non so esattamente il perché, ma sentivo che il mio matrimonio non sarebbe durato a lungo. Talvolta ci andai vicino alle nozze, ma non ebbi mai la convinzione giusta (od il coraggio sufficiente) per dire quel "sì". 
Ormai vecchio, spesso guardo il mio passato con occhio abbastanza critico e distaccato, e non so se feci bene a non sposarmi: certamente, intorno a me vidi molti matrimoni naufragare sotto l'infuriare di marosi, che spesso neanche molto perigliosi erano. Alcune volte mi è pesata un poco la solitudine, il non poter confrontarmi con un'altra persona, ma in altre occasioni mi rallegravo di non essermi cimentato con quell'esperienza che viene comunemente definita "metter su famiglia". Senz'altro i figli mi avrebbero dato tante gioie, ma anche tanti problemi: ne conosco di persone che hanno avuto una vita d'inferno a causa della prole. Non so proprio cosa sarebbe stato meglio. Alcune volte penso che ho trascorso una vita in bilico tra il fare e il non fare. E' come se mi fossi sempre trovato difronte ad un bivio e di non essere mai stato in grado di scegliere tra una strada o l'altra. 
Credo che forse non sarei stato così indeciso se avessi vissuto in un'altra casa, con un altro numero civico. I miei novant'anni mi pesano, talvolta. E il mio continuo pensare non mi aiuta affatto. Non è facile vivere alla mia età. E' vero che riesco ancora leggere, e la lettura è stato sempre il mio passatempo preferito; tre-quattro volte la settimana faccio delle lunghe passeggiate su per le colline. Forse non posso lamentarmi, ma non so se questa mia vita che volge al termine è stata una vita fortunata o no. Credo che prima o poi venderò questa casa, per trasferirmi in un'altra, sperando che non mi capiti quella che sta al civico 17, altrimenti per altri 60 anni dovrei vivere con il  dubbio se il 17 porta o no fortuna.

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