martedì 9 ottobre 2012

Sentimenti 6

Uscendo dalla grotta, rimanemmo quasi accecati dalla luce. Troppo fulgore, alcune volte, non aiuta a far  vedere bene le cose. Per fortuna, il capo ci aveva avvisato che ci saremmo trovati davanti ad un bagliore eccessivo.
E ci disse anche che gli alti vertici già si stavano organizzando per ridurre la luminosità, al fine di preservare la vista della popolazione. 
Il nome del piano era perfetto, "Oscuramento dei cieli". Che bel nome, solo pronunciandolo si aprono mondi. Oscuramento dei cieli. 
Al capo, sentendolo, era venuto subito in mente il nonno, che, durante le lunghe sere invernali, gli narrava della guerra e degli oscuramenti dei paesi e delle città per evitare che qualche aereo nemico sganciasse centinaia di bombe sulle case. Il nonno raccontava quelle notti buie con un filo di nostalgia, come se quello fosse stato il migliore periodo della sua vita; ma il capo sapeva bene che il nonno era un po' tocco e forse la causa della sua insalubrità mentale era da ricercarsi nella continua paura di essere colpito da qualche bomba. Cosa non difficile, dal momento che aveva perduto un fratello durante un'incursione aerea. 
Il capo pensava che forse qualcuno aveva avuto l'idea di riproporre quei tempi, ossia i tempi di guerra. Guerra contro gli sprechi, senz'altro, ma si sa che piano piano dai concetti si passa alle cose, e dalle cose agli esseri umani. Un nemico in carne ed ossa è ben altra soddisfazione rispetto all'astrazione del pensiero. "Contro lo spreco", va bene, ma uno spreco è anche sprecare le paure e le ansie. Qualcuno penserà, prima o poi, che forse sarebbe meglio prendersela con un vero nemico, sperando che abbia tante fonti energetiche sufficienti a mettere nuovamente in moto il bagliore che tutto copre e tutti acceca. 
Il capo ci disse: "Contrordine, si ritorna nella grotta".

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