Passa o non passa. Piano, lentamente attraversa quella linea di demarcazione, che separa un "qui" da un "là", un "prima" da un "ora". Piano, lentamente va. E si odono applausi, applausi sommessi, però, perché chi applaude è gente che tiene le leve, quelle del potere, dell'economia e della cultura da baraccone. Figura flebile ed evanescente del consenso misurato su campioni, che non hanno mai vinto nulla.
Il capo ci aveva avvisato che sarebbe accaduto, ma vederlo davvero crea sempre un certo malumore. Il capo lo aveva previsto: "Metteranno la Storia nel tritacarne, e con essa ci faranno polpette avvelenate".
Intanto, passa e va... stavo per dire avanti. Ma sarebbe un errore interpretativo attribuirgli un connotato direzionale a questo incedere che sembra più un "battere il passo", un fermarsi costantemente oltre la riga evanescente di un confine inesistente.
Il capo lo sa e lo ha anche detto: "Finiranno fuori strada", ma loro, troppo distratti a causa delle loro laide risate e urla e grida e sussurri e bisbiglii e suoni di clacson per feste che festeggiano solamente il vuoto dell'anima, non sentiranno quell'"Attenzione!" e ruzzoleranno nelle scarpate.
Certe volte il capo fa venire la pella d'oca, ma chi ha buone orecchie per sentire...

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