"Asino che sono, ancora una volta mi sono fatto buggerare. Mi lascio incantare da quella bella faccetta da fata Turchina, lavoro per settimane portando a compimento il suo ordine e poi devo aspettare mesi per avere quattro soldi", così si lamentava Giovanni, il falegname del paese. La bella fata Turchina non era altro che la contessa Liobaldi, contessa per via del fatto che aveva sposato lo squattrinato conte Ernesto Liobaldi, decaduto e ormai defunto, nobile della zona. L'allora signora Giuliana, futura contessa, lo aveva sposato per avere in dote un titolo e quello di contessa non era niente male. Lei, suadente ed avvenente figlia di una ricca famiglia borghese, ci teneva molto alle forme e agli orpelli. La sostanza la infastidiva, invece. E nell'ambito del concetto "sostanza" vi rientrava anche il pagamento della merce che ordinava ai diversi artigiani della zona e che poi lei rivendeva a prezzi stratosferici nei suoi negozi di articoli di arredamento. Un tavolinetto, creato da Giovanni nel suo laboratorio, diventava un pezzo di raro artigianato birmano del 20° secolo.
Giovanni si era più volte ripromesso di non lasciarsi più coinvolgere dalla venditrice di fandonie, ma la voce convincente, insieme al volto da dolce fatina, avevano sempre distrutto le sue resistenze. E questo non se lo perdonava, specialmente quando usciva dalla stato di trance in cui cadeva davanti alla signora Liobaldi. Ma quello che non sopportava maggiormente, oltre alla propria dabbenaggine, era quella frase che la contessa Liobaldi attribuiva a Padre Pio, ossia: "Tanto hai quanto speri. Spera molto, avrai molto". La buona borghese Giuliana leggeva, anche in modo contraddittorio rispetto al suo credo, in modo molto sostanziale questo aforisma. Ossia, più speri di guadagnare economicamente, più avrai soldi perché la Grazia guiderà le tue azioni. E c'era anche il non pagare puntualmente i creditori nelle indicazioni della Grazia, per la contessa. La potenza della fede era sperimentata quotidianamente dalla nobildonna difronte al saldo bancario che si faceva stampare ogni giorno dal direttore della banca, altro disarmato e accondiscendente concittadino della Liobaldi.
Giovanni pensava che non era giusto il comportamento della contessa, ma non vedeva come si sarebbe potuto emendare quel suo modo di fare. Una notte, però, gli venne in sogno san Giuseppe da Copertino il quale, dopo avergli detto che era un asino tale e quale a lui, gli soffiò in un orecchio una frase: "Non si può stringere l'acqua con le mani. Così le cose del mondo: chi l'abbraccia nulla stringe. Chi vuole troppo, spesso resta con nulla". Non c'era nessun riferimento alla contessa Liobaldi, ma Giovanni era convinto che quella frase lapidaria era indirizzata alla fata del paese.
Dopo alcuni mesi, improvvisamente, sparì il direttore della banca. Nessuno sapeva che fine avesse fatto, era come se fosse volato in cielo. Solo la contessa Liobaldi sapeva la verità, ma nulla poteva dire. Sì, la signora Giuliana sapeva che il direttore non era volato in cielo, ma se n'era andato in qualche posto sicuro del mondo, lontano da lei e da una possibile giustizia italiana. Ma la cosa più grave, per lei, era che il direttore si trovava in compagnia, in compagnia dei soldi della contessa. Infatti, la Liobaldi si era fatta convincere ad investire dei soldi in alcuni traffici poco puliti e le prime volte era riuscita ad intascare belle somme in interessi. Vedendo che il sistema funzionava, e convinta del suo fascino sul direttore, aveva affidato a quest'ultimo una bella somma, quasi tutto il suo capitale. Lo "Spera molto, avrai molto" doveva funzionare anche questa volta, di ciò ne era convinta la nobildonna, quando consegnò la valigetta piena di soldi al direttore. Ma, purtroppo per lei, aveva avuto ragione san Giuseppe da Copertino.
Giovanni si era più volte ripromesso di non lasciarsi più coinvolgere dalla venditrice di fandonie, ma la voce convincente, insieme al volto da dolce fatina, avevano sempre distrutto le sue resistenze. E questo non se lo perdonava, specialmente quando usciva dalla stato di trance in cui cadeva davanti alla signora Liobaldi. Ma quello che non sopportava maggiormente, oltre alla propria dabbenaggine, era quella frase che la contessa Liobaldi attribuiva a Padre Pio, ossia: "Tanto hai quanto speri. Spera molto, avrai molto". La buona borghese Giuliana leggeva, anche in modo contraddittorio rispetto al suo credo, in modo molto sostanziale questo aforisma. Ossia, più speri di guadagnare economicamente, più avrai soldi perché la Grazia guiderà le tue azioni. E c'era anche il non pagare puntualmente i creditori nelle indicazioni della Grazia, per la contessa. La potenza della fede era sperimentata quotidianamente dalla nobildonna difronte al saldo bancario che si faceva stampare ogni giorno dal direttore della banca, altro disarmato e accondiscendente concittadino della Liobaldi.
Giovanni pensava che non era giusto il comportamento della contessa, ma non vedeva come si sarebbe potuto emendare quel suo modo di fare. Una notte, però, gli venne in sogno san Giuseppe da Copertino il quale, dopo avergli detto che era un asino tale e quale a lui, gli soffiò in un orecchio una frase: "Non si può stringere l'acqua con le mani. Così le cose del mondo: chi l'abbraccia nulla stringe. Chi vuole troppo, spesso resta con nulla". Non c'era nessun riferimento alla contessa Liobaldi, ma Giovanni era convinto che quella frase lapidaria era indirizzata alla fata del paese.
Dopo alcuni mesi, improvvisamente, sparì il direttore della banca. Nessuno sapeva che fine avesse fatto, era come se fosse volato in cielo. Solo la contessa Liobaldi sapeva la verità, ma nulla poteva dire. Sì, la signora Giuliana sapeva che il direttore non era volato in cielo, ma se n'era andato in qualche posto sicuro del mondo, lontano da lei e da una possibile giustizia italiana. Ma la cosa più grave, per lei, era che il direttore si trovava in compagnia, in compagnia dei soldi della contessa. Infatti, la Liobaldi si era fatta convincere ad investire dei soldi in alcuni traffici poco puliti e le prime volte era riuscita ad intascare belle somme in interessi. Vedendo che il sistema funzionava, e convinta del suo fascino sul direttore, aveva affidato a quest'ultimo una bella somma, quasi tutto il suo capitale. Lo "Spera molto, avrai molto" doveva funzionare anche questa volta, di ciò ne era convinta la nobildonna, quando consegnò la valigetta piena di soldi al direttore. Ma, purtroppo per lei, aveva avuto ragione san Giuseppe da Copertino.

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