C'era una volta un piccione che un giorno aveva spaventato a morte un uomo, un certo Jonathan. A dire il vero, il piccione non aveva avuto alcuna intenzione di terrorizzare quel signore, anche perché sapeva che gli esseri su due gambe e senza ali sono aggressivi e portati alla violenza.
Ma quella volta era capitato che quel signore, non molto distinto, e che si vedeva chiaramente avere qualche problema di relazione con gli altri, si preoccupò eccessivamente della presenza dell'uccello. Sì, forse il piccione aveva anche lordato tutto intorno (si sa che non è in queste creature la capacità di comprendere che alcuni bisogni devono essere espletati in alcune precise zone e non dove capita), forse l'uomo aveva appena ascoltato qualche telegiornale in cui si parlava del pericolo dell'aviaria, tuttavia non si comprese appieno la reazione spropositata di questo Jonathan.
Il piccione, all'inizio, si spaventò moltissimo quando fu colto dall'improvviso arrivo dell'uomo.Con un colpo di ali, cercò una via di fuga, ma sbatté contro le pareti in preda al terrore. Improvvisamente, comprese che quell'uomo era più spaventato di lui. Allora si chetò e, con un fare semplice e spigliato, se ne andò piano piano con le sue zampette verso la finestra aperta. Un piccolo balzo, ed era sul davanzale: si girò a guardare Jonathan. Si potrebbe quasi dire che rideva dentro sé, sì, era contento di aver spaventato quell'uomo. Con lentezza si gettò nel vuoto, qualche colpo di ali e se ne andò placidamente a depositarsi sui rami dell'albero che stava davanti alla casa.
Felice e contento, rimirava nella sua testa la scena appena trascorsa.
Ma questo stato di grazia non durò molto. Ormai conosceva troppo bene gli uomini per poter pensare che la vicenda sarebbe finita lì. Doveva essere pronto ad una vendetta di Jonathan. Perciò cambiò da quel giorno le sue abitudini: si ritirò lungo le mura della città, dove aveva trovato uno spazio in cui costruire il suo nido. Non usciva quasi più dal suo rifugio. Lui, che era sempre stato un gran intenditore di piccioncine, trascurava il richiamo delle bellezze della sua specie.
Non poteva distrarsi, doveva essere pronto a contrastare ogni azione di Jonathan. Si pentiva quasi di aver gioito per lo sguardo terrorizzato di quell'uomo: sapeva che avrebbe pagato caro il suo atteggiamento sprezzante e battagliero. Un attimo di gloria lo avrebbe pagato con una vita di tensione, in attesa dello scontro finale. Pensava che gli sarebbe stata utile un'arma, ma pensava, anche, che un piccione non può usare un'arma, non ha le mani. Però, mentre si dibatteva su questi temi, gli venne in mente che lui non aveva le mani, ma l'uomo non aveva le ali e che con esse sarebbe potuto andare lontano, dove Jonathan non l'avrebbe mai trovato. Con questo pensiero si assopì al tenero sole del tramonto: forse non si sarebbe neanche più trasferito, ormai aveva in testa una soluzione e questa era la cosa più importante. La via d'uscita c'era, la salvezza era nel volo.
Ma quella volta era capitato che quel signore, non molto distinto, e che si vedeva chiaramente avere qualche problema di relazione con gli altri, si preoccupò eccessivamente della presenza dell'uccello. Sì, forse il piccione aveva anche lordato tutto intorno (si sa che non è in queste creature la capacità di comprendere che alcuni bisogni devono essere espletati in alcune precise zone e non dove capita), forse l'uomo aveva appena ascoltato qualche telegiornale in cui si parlava del pericolo dell'aviaria, tuttavia non si comprese appieno la reazione spropositata di questo Jonathan.
Il piccione, all'inizio, si spaventò moltissimo quando fu colto dall'improvviso arrivo dell'uomo.Con un colpo di ali, cercò una via di fuga, ma sbatté contro le pareti in preda al terrore. Improvvisamente, comprese che quell'uomo era più spaventato di lui. Allora si chetò e, con un fare semplice e spigliato, se ne andò piano piano con le sue zampette verso la finestra aperta. Un piccolo balzo, ed era sul davanzale: si girò a guardare Jonathan. Si potrebbe quasi dire che rideva dentro sé, sì, era contento di aver spaventato quell'uomo. Con lentezza si gettò nel vuoto, qualche colpo di ali e se ne andò placidamente a depositarsi sui rami dell'albero che stava davanti alla casa.
Felice e contento, rimirava nella sua testa la scena appena trascorsa.
Ma questo stato di grazia non durò molto. Ormai conosceva troppo bene gli uomini per poter pensare che la vicenda sarebbe finita lì. Doveva essere pronto ad una vendetta di Jonathan. Perciò cambiò da quel giorno le sue abitudini: si ritirò lungo le mura della città, dove aveva trovato uno spazio in cui costruire il suo nido. Non usciva quasi più dal suo rifugio. Lui, che era sempre stato un gran intenditore di piccioncine, trascurava il richiamo delle bellezze della sua specie.
Non poteva distrarsi, doveva essere pronto a contrastare ogni azione di Jonathan. Si pentiva quasi di aver gioito per lo sguardo terrorizzato di quell'uomo: sapeva che avrebbe pagato caro il suo atteggiamento sprezzante e battagliero. Un attimo di gloria lo avrebbe pagato con una vita di tensione, in attesa dello scontro finale. Pensava che gli sarebbe stata utile un'arma, ma pensava, anche, che un piccione non può usare un'arma, non ha le mani. Però, mentre si dibatteva su questi temi, gli venne in mente che lui non aveva le mani, ma l'uomo non aveva le ali e che con esse sarebbe potuto andare lontano, dove Jonathan non l'avrebbe mai trovato. Con questo pensiero si assopì al tenero sole del tramonto: forse non si sarebbe neanche più trasferito, ormai aveva in testa una soluzione e questa era la cosa più importante. La via d'uscita c'era, la salvezza era nel volo.

Un piccione nascosti ?
RispondiEliminaIl piccione simboleggia la pace.
Il piccione della pace, nascosti, aspettando fino a quando l'umanità è pronta per la pace?
Ma il piccione è comunque un animale e se perfino i santi perdono la pazienza pensa quando può essere facile per un piccione perdere la pazienza.
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