venerdì 6 luglio 2012

In ricordo di Marina

1° gennaio 1980. Ne è passato tanto di tempo, da quando feci questo scatto con una vecchia reflex, una Minolta SRT 101. Forse la pellicola era una Ilford 200, bianco e nero. Sviluppo del rullino in casa, in qualche spazio (il bagno o cucina) oscurato alla meglio e con la "tank". Stampa delle foto con un ingranditore Krokus (forse il 35 SL) e sempre in una grande provvisorietà: lampada rossa bloccata a qualche sportello della credenza, bacinelle con sviluppo e fissaggio adagiate sul tavolo, ingranditore sul coperchio del ripiano di cottura (ma forse sarebbe più esatto dire macchina del gas). Tempi da pioniere, dove la fotografia per me assomigliava all'alchimia: quelle che c'era e che non si vedeva, improvvisamente si palesava. Pura magia! Sì, scientificamente mi potevo spiegare i processi fisici e chimici che permettevano la comparsa sulla carta fotografica di quei segni in bianco e nero, che unendosi in un valzer sensuale, formavano l'immagine. Ma a me piaceva pensare ad una magia delle cose, come magica è questa fotografia: non per ciò che raffigura, bensì per quella data. 
Quel giorno eravamo partiti presto da Roma (io, mia moglie e una coppia di amici) alla volta della costa amalfitana. Eravamo giovani e pieni di speranze ed energie. Dopo il Capodanno, senza neanche dormire, ci eravamo imbarcati in questo viaggio. La stanchezza si fece sentire e dopo aver visitato Amalfi, io e mia moglie ci addormentammo sui sedili posteriori dell'auto, parcheggiata in una viuzza della cittadina, mentre i nostri due amici, che avevano trascorso un fine d'anno più rilassante, se ne andarono in giro per Amalfi. E questo fatto (io e mia moglie addormentati in pieno giorno in un'auto parcheggiata in una via quasi centrale di Amalfi, e quindi nella nostra disarmante fragilità visibili ai passanti) mi resta forte nella memoria, ogni volta che guardo questa foto.
Ma è un'altra cosa che mi rimane ancora più vivida nella mente: Marina, la nostra amica, che giovane (appena superati i 35 anni) un tumore se la portò via. Era una persona piena di vitalità e di interessi, madre (quando morì) di due ragazzine. Certe volte si parla, alcune volte un po' a sproposito, di quanto sia ingiusta la vita: ebbene, in questo caso si può dire con certezza che la vita non è stata troppo benevola con Marina. 
E questa foto è, per me, la foto in ricordo di questa nostra amica. Non solamente perché la scattai quel 1° gennaio di tanti anni fa, quando in quella gita anche lei era presente, ma perché quel paesino abbandonato della costa amalfitana rappresenta un poco la sua vita, che strapazzata dalla natura e dagli eventi avversi di un destino segnato, resta salda e con un certo fascino nei ricordi delle persone che l'hanno conosciuta, così come questo paesino, nonostante il trascorrere del tempo e l'avversità atmosferiche, rimane attaccato alla roccia, sprigionando un fascino che nulla potrà annullare.


 


3 commenti:

  1. Dieses Foto ist wirklich symbolisch für die Erinnerung an Marina. Zum Einen die Häuser, die am Fels hängen , unwirklich, wie ein Tumor. Zum Anderen die Häuser wie sie sich als Erinnerung an Marina in die Herzen der Zurückgebliebenen eingegraben haben.
    Doch auch der Weg, er führt weg von der Krankheit, hinauf in eine bessere Welt, als wäre Marina den anderen nur voraus gegangen.

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  2. Du bist immer so pünktlich mit deinen Kommentare, die die Posten auch bereichern.

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  3. Wenn Liebe einen Weg zum Himmel fände
    und Erinnerungen Stufen wären,
    würden wir hinaufsteigen und Dich zurückholen.


    unbekannter Verfasser

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