Ho un'amica che non è italiana ed ama tantissimo l'Italia. Ma questo suo amore non lo manifesta in modo sentimentaloide, no, il suo è e vuole essere un amore razionale. Per intenderci, è una di quelle passione che non fanno chiudere gli occhi davanti a ciò che non si riesce a comprendere dell'oggetto del proprio sentimento. Perciò la mia amica si informa continuamente su tutto quello che accade nel nostro Paese: legge gli articoli dei giornali italiani per cercare di capire le nostre vicende politiche (poverina, non sa che neanche noi italiani riusciamo a capirci un granché, ultimamente), si informa sugli usi e i costumi degli italiani, ascolta la nostra musica, guarda i nostri film, riesce anche a vedere la nostra televisione (povera lei!). Ossia, è mediamente più attenta alle cose che accadono nella nostra nazione di quanto possa essere un cittadino italiano. Talvolta, pensando che il mio essere italiano mi dia la possibilità di capire pienamente cosa mi accade intorno, mi pone delle questioni alle quali non riesco a dare delle risposte esaurienti. Le sue sono, tutto sommato, domande poste in maniera semplice e concreta, alle quali, purtroppo, non riesco a dare delle risposte altrettanto semplici e concrete. Provate, ad esempio, a spiegare ad una straniera il funzionamento del nostro sistema elettorale: ma se chi ne fu l'autore, lo definì una porcata, ci sarà pure un motivo. E voi pensate di poter spiegare ad una persona con un'altra cultura il motivo per cui si crea un sistema elettorale, che si sa che non renderà il Paese governabile, e nonostante questa certezza si continui ad utilizzarlo, determinando situazioni di tensione sociale, di non governo e di perdita di credibilità internazionale?
Ultimamente, questa mia amica, vedendo alcune foto da me scattate in qualche giro per qualche paesino italiano, notò che parecchie case, a prescindere dalla regione in cui si trovano e dal periodo dell'anno in cui la foto venne scattata, hanno le finestre chiuse.
Difronte a questa osservazione rimasi innanzitutto sorpreso per l'attenzione con cui lei legge le cose relative all'Italia, e successivamente mi rimproverai di non aver mai colto questa lampante realtà. Le finestre delle nostre case sono solitamente sprangate.
Alla sua consequenziale domanda: "Perché?", rimasi un pochino a pensare. La domanda era veramente azzeccata, su di essa si poteva costruire un'analisi sociologica. Presi coraggio, e provai a sviluppare un ragionamento, che qui riassumo in pochi punti.
In Italia, da decenni, il punto di forza degli investimenti è stata la casa. Chi ha un po' di soldi, compra una casa (per sé, per i figli, per i nipoti). Questo comporta tante conseguenze, come ad esempio avere una società molto ingessata sulla scarsa mobilità territoriale (a meno che non ci sia la costrizione economica di emigrare - al Nord, in Germania, in Belgio, in America latina - come avvenne nel secolo scorso, e in certa misura anche ora, con conseguente riduzione di cittadinanza, perché quando ci si muove per necessità si è in una fase d'emergenza e, si sa, nell'emergenza tutto è ammesso). Altro fenomeno di questa situazione abitativa (o forse potrebbe esserne la causa) è la mancanza di una politica edilizia pubblica. Le case pubbliche sono una bestemmia e questo patrimonio deve essere dismesso, vendendolo al più presto, per eliminare questa traccia di stato sociale, che suona così sinistramente come socialismo.
Questo sovrannumero di case, in una situazione di penuria di case per chi ne ha bisogno, comporta un panorama con le finestre chiuse, perché questi edifici si trasformano in case-vacanze, case-salvadanaio, case-status sociale. Alcune aree urbane diventano, perciò, dei deserti di cemento, il vuoto in un pieno, fatto di case, strade, marciapiedi, ma senza anima e senza anime.
La mia amica ascoltò attentamente quello che le dissi, ci pensò su e mi guardò quasi compiangendomi e, come se stesse parlando a se stessa, disse: "Ma è così triste non far respirare le case!".

Nessun commento:
Posta un commento