Bestemmiava senza sosta, ogni tre parole, due erano imprecazioni. Da qualche tempo le cose non andavano tanto bene, e non erano solo quelle di un certo tipo. Infatti, alcune volte ce ne sono certe che non vanno (tipo il lavoro), ma le altre sono quasi perfette (tipo i rapporti con le altre persone) tanto da bilanciare la situazione generale, rendendo la vita tutto sommato accettabile.
Invece, ultimamente a Nicola le cose andavano tutte male, sembrava quasi un rosario di sventure, tutte intervallate da un breve spazio in cui il poveretto si convinceva di essere uscito dalla congiuntura negativa, ma il "grano" successivo gli rammentava che la "coroncina" non era ancora terminata. Senza sosta.
Non erano cose importanti, si trattava solo di piccoli contrattempi: multe di somme modeste da pagare, discussioni sul lavoro, in famiglia, con gli amici e con gli estranei, oppure smarrimento di oggetti, od anche elettrodomestici che si guastavano ma con difetti che non si potevano definire in maniera univoca. Niente di grave rispetto alla situazione generale del paese, niente confrontandoli con i veri drammi della vita, ma erano tanti piccoli episodi negativi che contribuivano a creare una sorta di perenne stato di agitazione, di ansia e nervosismo nel povero Nicola.
Inoltre, queste disavventure aprivano ambiti di riflessione sul mondo, sulla sfortuna, sulle relazioni umane, sulla potenza delle jatture nei quali ultimamente Nicola ci si perdeva. Era diventato talmente attento a ciò che gli accadeva intorno che ogni pur minimo indizio era per lui la chiave per interpretare la sua esistenza in quel periodo. Nicola era quasi giunto alla conclusione che dietro a tutti quegli episodi si celava un disegno, un piano minuzioso per metterlo alla prova o per farlo uscire di testa. Quello che ancora non riusciva a capire era chi ci fosse dietro a questo sofisticato progetto. Forse qualcuno che voleva scardinare ogni armonica relazione sociale e seminava disavventure quotidiane, affinché la gente si sentisse senza un "prossimo" a cui affidarsi. E il fatto peggiore era che la maggior parte di questi semi cadevano sul suo campo.
Infatti, era da circa un mese che, insieme ad altre innumerevoli dissaventure, non riusciva a fare riparare una lavastoviglie. Quando raccontava questa faccenda a qualche suo amico, non riusciva neanche lui a credere che potessero capitare eventi di tal fatta.
Appena si era accorto che l'elettrodomestico aveva dei problemi, ossia mandava un puzzo e un rumore incredibili ogni volta che Nicola tentava di metterla in funzione, si era deciso di chiamare un tecnico. Per queste evenienze, Nicola si era premunito da tempo ed aveva registrato nella sua rubrica il numero telefonico di un centro specializzato in riparazioni.
"Pronto?, parlo con il centro assistenza 'I rapidi'?", domandò Nicola appena aveva sentito che qualcuno rispondeva.
"Sì, dica", fece la voce stanca di una donna.
"Ehm, ecco, ho la lavastoviglie che non funziona, le riparate le lavastoviglie?".
"Eccome no", disse una voce sgraziata, "mando subito qualcuno, se mi lascia l'indirizzo. La informo che il costo della chiamata è di venti euro, poi si paga la riparazione. Le va bene?".
"Va bene, le lascio subito l'indirizzo".
Dopo alcuni giorni si presentarono due individui, che sembravano dall'aspetto due scassinatori sfortunati. In due pesavano all'incirca duecentoventi chili: quello più smilzo prese possesso dell'elettrodomestico, lo piegò all'indietro, e mentre l'altro lo teneva si sdraiò in terra per svitare due viti della protezione esterna, infilò una mano dentro e disse con fare deciso: "E' il motore e la resistenza, le verrà 180 euro, se vuole la portiamo subito via".
Nicola che non era il più furbo del mondo, ma che si intendeva un po' delle scaltrezze delle persone, rispose: "Con quella cifra me la compro nuova, vi ringrazio di tutto ma non la faccio riparare".
Quello più grassoccio dei due, che aveva l'aria di uno che si difendeva anche con la penna, buttò giù una specie di fattura con una grafia che avrebbe fatto inorridire il maestro Cardi, pensò Nicola, andando con la mente alle bacchettate che si era preso per qualche scarabocchio sui quaderni della prima elementare.
I due "accattarono" il biglietto da venti euro e filarono via guardinghi e forse un po' delusi per non essere riusciti a portare a compimento il colpo.
Nicola restò con la lavastoviglie guasta e un certo malessere interiore per essere stato quasi rapinato da due frutti maturi del consumismo, che ti vende oggetti senza darti assistenza. Li maledisse.
Il giorno successivo chiamò un altro tecnico, il cui nominativo e numero telefonico gli erano stati dati da un suo conoscente che gestiva un negozio di idraulica: "Questo è bravo, ma è sempre incasinato con il lavoro. Devi insistere, prima o poi viene a ripararti la lavastoviglie". Nicola chiamò questo Marco, persona dabbene ma veramente indaffarata: "Sì, conosco la marca e potrei riparla, ma adesso mi hai preso in un brutto momento: ho un corso di aggiornamento, poi la ditta per cui lavoro mi ha dato altri incarichi di manutenzione, non riesco a respirare. Appena ho un momento vengo a vederti la lavastoviglie".
Nicola era ormai nella disperazione più nera, smontò la lavastoviglie e riuscì a individuare il difetto. Era la ventolina della pompa. 35 euro per cambiarla ed era come nuova: alla faccia di tutti i tecnici. Ma la jattura non era finita. Dopo due giorni di onesto funzionamento, la lavastoviglie fece altre bizze: una volta si bloccava sul lavaggio, un'altra volta sul risciacquo, talvolta scaldava altre volte no. Nuova telefonata, nuovo tecnico: questo preso da un opuscolo di quartiere dove c'erano una serie di numeri utili da chiamare in caso di necessità.
"Pronto?", disse Nicola, speranzoso di aver trovato finalmente la soluzione al suo problema, "parlo con il signor Mario?".
"Sì, dica".
"Accidenti, risponde anche", pensò Nicola. "Chiamo perché ho la lavastoviglie che fa le bizze, potrei fissare un appuntamento?".
"Certamente, mi lasci l'indirizzo".
"E' fatta, è fatta", gongolava Nicola convinto che avrebbe smesso al più presto di lavare a mano i piatti.
L'appuntamento fu fissato per le 18 dello stesso giorno. Nicola era emozionatissimo. Alle 17.30 ricevette una telefonata.
"Buonasera, sono il tecnico. Le volevo dire che purtroppo non posso venire...", il mondo sprofondò improvvisamente sotto i piedi di Nicola "... ho avuto un problema alla schiena e non riesco neanche a muovermi. Se vuole, appena mi sentirò meglio, farò una scappata da lei".
"Certo, certo, aspetterò sino a quando non si sarà ristabilito, mi telefoni appena si sente meglio", Nicola non poteva permettersi di perdere una speranza.
Dopo 3 giorni, il tecnico chiamò Nicola, dicendogli che stava meglio e che se lui voleva potevano fissare un nuovo appuntamento. Nicola, senza rifletterci troppo, gli disse: "Ok, oggi alle 18, se per lei va bene".
"Ci sarò".
Quel giorno durò tantissimo, ma alla fine arrivarono le 18, poi le 18.30 e infine le 19 e a quel punto Nicola era esausto e senza più speranze.
Poi ci fu quello che voleva riparare l'elettrodomestico tramite il telefono "Guardi se funziona la ventola, controlli che il filo verde, quello che va sino al motore non sia interrotto...".
Passato un mese, la lavastoviglie era ancora guasta e Nicola bestemmiava senza sosta mentre con un martello mandava in mille pezzi l'elettrodomestico infernale.
"Da qui inizia la decrescita, senza sosta", disse Nicola, sentendosi un po' meglio dopo trenta giorni trascorsi con una specie di angoscia nell'anima. E adesso era tutto finito. "A quel paese tutta la modernità", pensò Nicola mentre assestava l'ultima martellata a quel simulacro di benessere.
Sentiva che le cose adesso sarebbero cambiate, finalmente...

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