"L'albero dei miracoli - raccontava il nonno ai suoi nipotini - cresceva proprio davanti alla nostra casa. Non era un albero particolarmente bello e nessuno si sarebbe accorto della sua grande potenza se non fosse capitato quell'episodio".
Il nonno si fermò un attimo nella narrazione e si guardò intorno, per vedere se i nipoti sapessero a quale avvenimento si riferisse. I giovani lo fissavano con attenzione, con l'atteggiamento di chi ha voglia di avere una illuminazione su fatti dei quali ha sempre sentito parlare ma di cui non ha l'esatta percezione.
"Quel lontano 3 maggio, si era scatenata una caccia contro coloro che venivano considerati 'altri'. La lista degli 'altri' era abbastanza lunga e costantemente aggiornata. Non saprei dire come era potuto accadere questa situazione nel nostro paese, ma evidentemente si era sviluppata lentamente, come un tumore che attecchisce inizialmente una cellula per poi propagarsi alle altre sino a minare l'intero organismo vivente. Sovente, ci si accorge dell'esistenza del tumore solamente quando ormai i segni sul corpo malato sono molto evidenti. E' vero che i segnali dell'insorgenza della malattia si presentano assai prima del completo devastamento dell'essere, ma solamente una maggiore sensibilità può accorgersi in tempo del fenomeno. Purtroppo all'epoca c'erano poche persone che avevano questa sensibilità, perciò ci trovammo improvvisamente malati di tumore, sconquassati da queste metastasi sociali. Come vi dicevo, quel 3 maggio accade qualcosa di straordinario: un gruppo di metastasi inseguiva uno zingaro, un giovane che viveva con la sua famiglia nei campi vicino il nostro quartiere. Lo zingaro scappava, dietro di lui una folla violenta e irosa lo inseguiva. Lo zingaro arrivò davanti all'albero, quello che si sarebbe chiamato 'dei miracoli', e lì scomparve alla vista del gruppo di inseguitori. Si era volatilizzato. Le metastasi, cariche di ira e violenza, schiumavano rabbia dalla bocca, ma nonostante il loro disperato cercare, non riuscirono a trovare il giovane. Allora tentarono di sfogare la loro rabbia contro l'albero, ma proprio il primo di costoro che aveva cercato di dar fuoco alla pianta fu incenerito da una saetta che cadde dal cielo. Improvvisamente era scoppiato un temporale, e il primo fulmine centrò in pieno il più baldanzoso del gruppo di violenti. Gli altri scapparono impauriti difronte a quel fenomeno, come anni dopo sarebbe scappati davanti a ben altre saette, fatte di carne e di ossa. Lo zingaro ritornò, dopo molto tempo, a rendere omaggio a quell'albero che per lui era l'albero della vita, almeno della sua. Ma senza sapere che lo era anche della nostra, salvi ormai dal tumore, debellato, ma sempre pronto a riemergere dalla pattumiera della storia".
Il nonno concluse il suo racconto, guardò nuovamente le facce attente dei nipoti e disse preoccupato ma con tono fermo: "La storia sta per rigurgitare nuovamente, difendiamo il nostro albero".

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