"Ma quando arriverà?" pensava Nadia, dopo aver trascorso circa un'ora in attesa di Mario alla fermata del tram. Eppure, quando avevano fissato l'appuntamento, lui era stato molto preciso, anzi, si può dire che era stato proprio lui a scegliere giorno, ora e posto. Solitamente, Mario era molto puntuale e fedele alle cose che diceva, perciò Nadia iniziava a preoccuparsi, tanto più che aveva anche provato a contattarlo al telefonino senza ottenere alcuna risposta se non quella del gestore telefonico che l'avvisava che Mario "non è raggiungibile oppure ha il telefono spento".
In quell'ora di tempo, Nadia aveva avuto tutto il tempo per pensare a loro due, a quale futuro avrebbero potuto crearsi insieme. Non era tutto chiaro, nella sua fantasia, come se la sarebbero passata insieme, ma Nadia non era tipo da perdersi nei dettagli. Per il momento sapeva che Mario le piaceva e allora il loro futuro sarebbe stato, per il momento, abbastanza bello. Poi, pensò ancora più profondamente a loro due e si accorse di non ricordarsi in quale occasione si erano incontrati. "Strano non sapere questo fatto così importante", si diceva Nadia. E allora si sforzò per recuperare questi pensieri che evidentemente si erano andati a nascondere in qualche anfratto del cervello. Ma nulla, non otteneva alcun risultato. Si guardò intorno e si accorse che oltre a lei non c'era nessuno, anzi la strada era sgombra anche di auto. Tutto intorno a lei era quiete, sembrava un sogno...
Improvvisamente, allertato da un rumore, Mario si svegliò. Era la vicina che, come sempre, quando si destava accendeva la radio, svegliando tutto il vicinato. Mario fu investito dalla voce gracchiante di quel cantante che non aveva mai potuto soffrire, e dal ricordo vago di un sogno. Una ragazza alla fermata del tram, era sola in attesa... sì, era in attesa di... Mario. Perciò era in attesa di lui, ma lui non sapeva proprio chi fosse, anche perché non conosceva nessuna Nadia. Inoltre, si ricordava che nel sogno non era mai riuscito a vedere il volto di questa Nadia. Assaporò ancora i ricordi di quello strano sogno, che piano piano si scioglieva come neve al sole.
Si alzò dal letto, andò in cucina per bere un goccio d'acqua, prepararsi un caffè e accendersi una sigaretta. E dato che c'era, accese anche il telefonino, che appena poté cominciò a trillare: un messaggio, poi un altro. Mario afferrò il telefonino, controllò i messaggi e nel primo c'era solo scritto che un certo numero lo aveva cercato, nel secondo, invece, una certa Nadia scriveva: "Ma che dormi? Dove ti sei cacciato? è un'ora che ti aspetto".

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