"Ti ricordi di Hugh?". Marie era solita spararti una domanda all'improvviso, su un qualsiasi argomento che in quel momento le passava per la testa. Alcuni usano questo sistema come una sorta di introduzione all'argomento: ad esempio, utilizzano la domanda "Ti ricordi di Hugh?", per catturare l'attenzione dell'interlocutore e passare, quindi, alla definizione del nuovo argomento, aggiungendo "Sì, dai, lo conoscemmo l'anno scorso, durante le nostre vacanze... Era quel tizio...". E continuano la spiegazione, citandoti esattamente ora, luogo, circostanze, atmosfera, numero e nome dei partecipanti al dato evento, e così via, sino a quando sono ben sicuri che l'interlocutore abbia fatto riaffiorare tutti i ricordi annodati a quello specifico episodio, per poi darti la notizia legata ad Hugh (del tipo: "Hugh è diventato presidente della Repubblica", oppure "Gli è nato un figlio", od anche "Ha vinto alla lotteria"). Quando Marie diceva "Ti ricordi di Hugh?", si attendeva una risposta, altrimenti lei non sarebbe andata avanti nella sua narrazione.
Nella mia mente facevo girare velocemente questo nome, alla ricerca di qualche aggancio tra la parola "Hugh" e un'immagine, un aneddoto, un qualcosa che mi avrebbe potuto togliere da quella spiacevole situazione di interrogato. "Hugh", ma chi è costui? Lanciavo degli sguardi, quasi impercettibili, a Marie nella speranza che avrebbe detto un qualcosa sull'argomento "Hugh", ma Marie non è tipo da fare eccezioni nel suo modo di comportarsi. Per fortuna, a un certo punto qualche mia cellulina grigia mi venne in soccorso e "Hugh" divenne improvvisamente il suonatore di sax. Ma certo, ora era tutto chiaro nella mia mente. Suonava in strada, per pochi spiccioli, ma quando iniziava a soffiare nel suo strumento sembrava di assistere ad un concerto in qualche rinomata arena musicale del nostro "Belpaese".
The Pink Panther, Stardust e Lover Man erano alcuni dei brani che suonava più spesso. La sua era stata ed era una vita non facile, ma la sua intelligenza lo aveva sempre aiutato, nonostante che né il suo carattere né gli altri (o le cosiddette istituzioni) avessero contribuito a valorizzare il suo Esprit.
"Sì, Marie, mi ricordo di Hugh", le risposi con un ritardo accettabile. "Perché me lo domandi?".
Marie, con un sorriso appena accennato sul volto, disse: "Hugh suonerà fra un mese al Teatro Nazionale. Ha avuto la fortuna di imbattersi in un famoso musicista internazionale, che, evidentemente, ha scorto in lui la genialità. Hugh, all'estero, è ora anche abbastanza conosciuto. Ma credo che sia rimasto lo stesso di sempre: infatti devolve il 33% di ogni suo incasso a finanziare i musicisti di strada. E' stata una fortuna averlo conosciuto".

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